ISTAT: Accessorio e progressioni, il DG vi manda a dire: “state sereni”

Roma -

Nel tardo pomeriggio di ieri una delegazione USB-PI ed un nutrito gruppo di lavoratori ha avuto un acceso confronto a porte aperte con i rappresentanti dell'amministrazione sul tema della costituzione del fondo per il salario accessorio dei livelli IV-VIII, per gli anni 2010-2015.  

Il direttore generale, Tommaso Antonucci, ha recitato il mantra della necessità di avere fiducia e pazienza. Finge di non rendersi conto che invece di calmare gli animi li sta irresponsabilmente accendendo, ponendo sul piatto delle cifre che, incontro per incontro, cambiano al ribasso.

Ogni proposta concreta avanzata dai lavoratori e da USB-PI, per finanziare le progressioni di livello ed economiche di tutto il personale IV-VIII, è stata di fatto respinta dal direttore con argomentazioni fumose, generiche, tipiche di chi pensa di potersi nascondere dietro un ditino esile. Il tutto condito da finti deliri solidaristici verso la “sofferenza” dei presenti. La parola “equità” è stata pronunciata solo in difesa della casta della dirigenza Istat. Nei confronti della quale ha espresso anche la ferma volontà di difesa per i “diritti acquisiti”Molto eloquente anche l'assoluto mutismo del direttore del personale Paolo Weber.

In tutto ciò, nell'Istituto si aggira un fantasma: il prof. Giorgio Alleva, che sta interpretando il suo ruolo di “presidente ai tempi dell’austerity” con un profilo basso e inconsistente.

Di fatto, la polpetta che si sta confezionando ha questi ingredienti: buona parte del prossimo mese verrà speso a discutere di aspetti “tecnici” in tavoli il cui esito verosimile sarà la schermaglia a colpi di commi e “interpretazioni autentiche” che innovano in peggio il dettato legislativo. Tutto questo in uno spreco di energie, pazienza e tempo, a tutto svantaggio della mobilitazione in atto. Si vuole chiudere il pacchetto di accordi (2011-2013) e distribuirne i residui. L’amministrazione dichiara che, per il triennio, le economie sono pari a 1,6 milioni. Una serie di errori e omissioni, che agiscono tutti nella direzione di ridurre oltre il lecito i medesimi fondi, dovrà far rivedere consistentemente la cifra delle economie per questi anni.  

Incredibilmente, la stima effettiva e dettagliata del fondo 2014 non viene ancora resa disponibile. Un alone di mistero che, temiamo, non sia destinato a svanire presto. Altrimenti non si capirebbe perché l’accordo sugli anni passati non includa anche il 2014. Il che preclude qualsiasi ragionamento serio sul 2015 e su quale sia il suo punto effettivo di partenza, a cui aggiungere tutte le possibili risorse aggiuntive. L’amministrazione cita solo una disponibilità di partenza di 337 mila euro sulle progressioni: siamo al livello dell’elemosina! 

Chi ha tempo, prende tempo….dagli altri (succede anche con i fondi del salario accessorio!). Il miraggio della terra promessa viene agitato a media distanza: la “modernizzazione” in modalità Alleva-P. Falorsi. Quel processo di riordino sistemerà le cose! Peccato che, ad oggi, quelle elucubrazioni organizzative sono solamente un grosso buco nero per i lavoratori dell’Istituto, che ne sono invece i primi portatori di interesse. Succede quando si pensa che la gerarchia organizzativa comporti sudditanza, acquiescenza e riverenza da parte del popolino. 

L'obiettivo è chiaro: sfiancare il personale e disperdere il patrimonio di mobilitazione che i lavoratori stanno creando autonomamente. In questo sono facilitati dagli altri sindacati dell’Istituto, che di fatto sembrano essersi già accomodati nello stretto recinto predisposto dai vertici.

Ci auguriamo che, in questa mobilitazione, cresca ancora la consapevolezza dei lavoratori della propria centralità nella vertenza, con un protagonismo via via maggiore dei medesimi lavoratori. L’assemblea deve prendere definitivamente atto di essere la migliore rappresentanza di se stessa, in termini di preparazione, capacità e atteggiamento esigente con la controparte.

Dovrà esercitare, con determinazione e sempre maggiore forza, una pressione consistente per convincere i vertici della necessità improcrastinabile di un accordo di altissimo livello. Si deve arrivare ad un punto di rottura che convinca i padroncini dell'Istat, obtorto collo, a trovare una soluzione che superi consistentemente il blocco dei salari dei dipendenti pubblici imposto nel 2010. 

Da allora, i  lavoratori dell’Istat hanno subìto un taglio del loro salario diretto, in busta paga, e di quello indiretto, in termini di rendimenti pensionistici. Le politiche economiche, oramai delegate di fatto alla Commissione Europea e alla BCE, impongono di recuperare profittabilità dal basso (non a caso il direttore generale ci confonde con una “azienda”). Si obbliga il lavoro pubblico al rispetto di politiche di austerity, che considerano la spesa pubblica come improduttiva. Si abusa di lavoro precario, si comprimono diritti e salario: le condizioni ideali per scatenare, fra gli abusati, guerre di poveri.

Al tempo stesso, l’élite dominante e i suoi fidi caporali sul campo preservano e soddisfano alacremente la propria l’ingordigia.  

Dinanzi a tutto questo, si può rimanere accomodati ai tavoli affetti da balbuzie rivendicativa. Oppure si può lavorare spalla a spalla con i lavoratori auto-organizzati per fare conseguire alla vertenza il miglior risultato possibile. USB-PI sta nelle assemblee dei lavoratori e con i lavoratori: o ci si accomoda, oppure fai la tua parte e provi a prenderti tutto!

 

Il collettivo di USB-PI Istat

In allegato la nota tecnica consegnata ieri al Direttore Generale e al Direttore del Personale.