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CHI VINCE LOTTA ANCORA

Ieri si è definitivamente concluso l’iter di conversione in legge del provvedimento “milleproroghe”, con gli emendamenti sul precariato in Istat e Iss.
I precari Istat hanno vinto quando non ci speravano più. Anzi, hanno vinto proprio quando hanno smesso di sperarci: quando hanno smesso di fidarsi delle informazioni, delle ipotesi e delle rassicurazioni dei "mediatori" di tutte le provenienze, e hanno deciso che in ogni caso sarebbero andati fino in fondo. E' questa la svolta mentale, arrivata a novembre grazie allo shock "salutare" della bocciatura nella legge di stabilità, che ha cambiato le cose.
Si è capito che la soluzione della vertenza precari non si poteva certo affidare all'amministrazione e alla politica: troppe prese in giro, dagli uni e dagli altri. La scelta di trascinare la vertenza fuori dalle stanze chiuse e opache di ministeri, commissioni parlamentari e sedi di partito, e di portarla alla luce del sole, fino a costringere direttamente i vertici nazionali del PD a smetterla di giocare le loro faide sulla loro pelle, si è dimostrata vincente. La decisione  presa è stata quella giusta, l'emendamento è stato ripreso dal cestino in cui era finito: nessuno potrà dire che la strada che sono riusciti ad aprire verso la stabilizzazione è stata loro concessa, questa vittoria la hanno strappata con determinazione e caparbietà.
In questi giorni, nel testo unico del pubblico impiego si discute di una misura "generalizzata" per la stabilizzazione delle migliaia di precari della pubblica amministrazione. Noi crediamo che questa svolta sia stata in parte resa possibile, o almeno non più rinviabile, dalle lotte che in questi mesi hanno visto protagonisti i lavoratori precari della Ricerca Pubblica. Le lotte in Istat e in Iss, dove Usb in contemporanea ha ottenuto l'approvazione nel milleproroghe di un emendamento analogo che renderà possibile nel prossimo biennio la stabilizzazione di quasi 500 contratti precari a conclusione di 81 giorni di occupazione, hanno aperto una breccia che dovrà essere allargata nei prossimi mesi, per chiudere la stagione della precarietà nella Ricerca Pubblica. In questo senso le notizie che ci giungono dalla struttura sindacale del Crea parlano di un gran fermento favorevole.
Le grandi vittorie portano grandi responsabilità, anche nel nostro piccolo. La lotta dei precari è cominciata 6 anni fa, e in questi 6 anni hanno imparato molte cose su come funziona l'Istituto in cui viviamo e lavoriamo. Lottando si impara, potremmo dire. A cominciare dal fatto che la precarietà è un utile strumento di divisione dei lavoratori, che fa gli interessi di chi ci vuole deboli.
Mai più precari Istat, mai più precari IN Istat.
Ora bisogna assumersi  la responsabilità di chiudere il ciclo della precarietà in Istat, un ricorso al lavoro “a tempo” definito a cadenza decennale e  imposto da tutte le amministrazioni che si sono succedute negli anni. Questo si, subìto in maniera egualitaria da tutti i lavoratori dell’Istituto.
E, chiusa la stagione della precarietà, molto altro resterà da fare. La retorica da unità "aziendale" che oggi l’amministrazione cerca di far passare sulla scorta del risultato ottenuto è falsa, come ogni retorica. Non siamo tutti uguali, non siamo tutti amici e non abbiamo tutti gli stessi interessi. Non c'è UN Istat, ce ne sono molti.
Ha ragione il Coordinamento Precari Istat: questa vittoria non ha padrini, politici, sindacali e, aggiungiamo noi, neanche aziendali. Come collettivo di lavoratori autorganizzati che ha scelto di aderire a USB tre anni fa, di certo non abbiamo mai voluto essere padrini di nessuno, ma solo lavoratori come gli altri e in mezzo agli altri, con il nostro punto di vista e i nostri metodi e senza altro interesse che raggiungere gli obiettivi delle vertenze cui abbiamo partecipato. E così ci siamo stati, dall'inizio alla fine di questa storia.
Le lotte sono rigeneranti, soprattutto quando arrivano a meta. Il futuro resta da scrivere, ma oggi ci godiamo anche noi questa vittoria.
 
Il collettivo di USB-PI Istat