Ricerca: rinnovo del contratto nazionale e stabilizzazioni, lo sciopero generale è l’unica risposta possibile

Nazionale -

Parte il Contratto Nazionale. Siamo stati convocati il 9 novembre all’ARAN per l’inizio delle trattative relative al rinnovo del Contratto Nazionale. Un contratto che purtroppo il Governo considera fortemente vincolato dall’accordo che i sindacati collaborazionisti CGILCISLUIL hanno firmato il 30 novembre scorso con lo scopo di far guadagnare al Governo quel consenso che invece per fortuna è mancato in occasione della consultazione referendaria del 4 dicembre.


I contenuti di quell’accordo sono quanto di peggio si potesse scrivere per un rinnovo contrattuale che arriva dopo 8 anni di blocco. 85 euro lordi medi sono la cifra “strappata” da CGILCISLUIL al Governo amico, quando solo di inflazione reale i nostri salari hanno perso mediamente poco meno di 300 euro. La legge di bilancio ha stanziato le risorse necessarie al Governo per poter dire di aver mantenuto l’impegno e con quelle risorse si dovrà finanziare TUTTO il contratto, cioè tutto quello che avrà un costo nel contratto dovrà uscire da quei soldi: tabellare, accessorio, welfare aziendale, etc.
In poche parole riceveremo circa il 25% di quanto ci sarebbe dovuto come recupero di inflazione.


Inoltre legge di bilancio non ha stanziato risorse per la stabilizzazione dei precari della ricerca per i quali la legge Madia senza soldi è una scatola vuota. Solo laddove i lavoratori hanno scelto con chiarezza il conflitto, rigettando il collaborazionismo di CGILCISLUIL si sono aperti spiragli, ma manca una misura generale che riguardi tutti i precari, quale che sia la tipologia di contratto, quale che sia l’Ente e il Ministero vigilante.


La stabilizzazione è il passaggio ineludibile per il rilancio del settore, di questo è bene che siano consapevoli tutti i lavoratori, anche e soprattutto quelli a Tempo Indeterminato, e visto che Il Governo sta riservando le solite briciole, con la complicità di CGILCISLUIL, il segnale è chiarissimo: la Ricerca Pubblica non ha futuro.


In tutto ciò il Governo ha trovato però i soldi per adeguare i presidi al resto dei dirigenti del nuovo comparto (Scuola, Università, Ricerca e AFAM) e ha ridotto da tre a due gli anni necessari agli scatti stipendiali dei docenti universitari, consentendogli, al contrario di quanto fatto con noi, di recuperare quanto perso con il blocco. Ci sembrano chiarissime le priorità del Ministro Fedeli (ex CGIL), nuovo ed unico referente Governativo per il rinnovo del nostro contratto.


Altri sindacati, dopo aver firmato l’accordo del 30 novembre, oggi dicono che 85 euro non bastano (a dire la verità l’hanno detto principalmente per i docenti della Scuola…), ma l’inciucio con l’amichetto Renzi lo hanno fatto loro e oggi tutti i lavoratori rischiano di pagare un prezzo carissimo sia in termini economici che normativi.
NON RICONOSCIAMO NESSUNA LEGITTIMITÀ ALL’ACCORDO DEL 30 NOVEMBRE!


USB ha rigettato l’accordo allora e chiama oggi i lavoratori allo sciopero per riaffermare il diritto ad un contratto che migliori realmente le condizioni economiche e di lavoro dei lavoratori del settore.
L’accorpamento con la Scuola, l’accordo del 30 novembre e la mancata stabilizzazione rischiano di essere i colpi definitivi per un settore che già oggi boccheggia, stremato da anni di tagli di bilancio frutto di scelte politiche i cui responsabili sono ormai individuati: l’Unione Europea come mandante, il  Governo in veste di esecutore e i sindacati gialli come complici.
È ora di mandarli tutti a casa!


Venerdì 10 novembre
Sciopero Generale con manifestazioni territoriali  

Sabato 11 novembre
Manifestazione nazionale Eurostop a Roma


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