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            <title>Rss Feed ricerca.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di ricerca.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 16:32:28 +0200</pubDate>
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                        <pubDate>Thu, 13 Aug 2026 10:51:42 +0200</pubDate>
                        <title>FFO 2026: BERNINI, MA QUALE CRESCITA? IL TUO PAREGGIO È IN NEGATIVO! Da settembre nelle università di tutto il paese: servono almeno 20 miliardi per università e ricerca!</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>È di questi giorni la notizia dello stanziamento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli atenei del 2026 da parte del MUR: la cifra è di 9,415 miliardi di euro, in cui quest'anno confluiscono oltre la quota base e la quota premiale anche l'intervento perequativo, i piani straordinari e gli aumenti stipendiali. La Ministra Bernini parla di aumenti e investimenti per l'università pubblica, i giornali si riempiono di titoli entusiastici ma la realtà è ben diversa.</p>
<p>In primis è da considerarsi la grave condizione di sotto finanziamento del nostro sistema accademico, costretto ad anni di tagli e austerità da parte dei governi di tutti i colori, che hanno determinato lo svilupparsi di processi di privatizzazione e aziendalizzazione. Le cifre di cui&nbsp;oggi&nbsp;si parla sono assolutamente incapaci di intervenire in questa condizione. Ma andiamo oltre: nel merito, la Ministra Bernini ha sul suo conto il taglio di circa mezzo miliardo di euro al FFO 2024, che ha determinato un peggioramento concreto delle condizioni di studenti, docenti, ricercatori e lavoratori dell'università. In poche parole, con questo taglio la Bernini ha privato gli atenei pubblici dell'aumento previsto per quell'anno dal patto di bilancio 2022. Gli stanziamenti degli anni successivi sono stati poi spacciati come grandi vittorie da parte del ministero ma, nella realtà, le cifre degli ultimi anni sono in linea rispetto alle previsioni di spesa fissate nel patto di stabilità del 2022, senza andare a recuperare il taglio del 2024. Insomma, ora che ci si avvicina verso la scadenza del mandato di governo, il bilancio della Bernini è in negativo! La propaganda di governo trova un'ulteriore difficoltà di fronte a una questione molto chiara: la fine dei fondi PNRR, terminati a giugno, che negli ultimi anni, attraverso investimenti vincolati alle necessità strategiche UE, avevano costituito una delle principali fonti di finanziamento per gli atenei. Insomma, altro che crescita: si riconferma l'endemico problema del sotto finanziamento dell'università pubblica che ne mette in discussione la sua sostenibilità e il suo sostentamento. Una condizione di cui per altro il Ministero è consapevole, come dimostrato dallo stanziamento dei 50 milioni di qualche settimana fa, che nemmeno riuscirà a coprire i costi dettati dall'inflazione. In termini percentuali, il Fondo di Finanziamento Ordinario per l'università del 2026 costituisce appena lo 0,4% PIL, facendo del nostro paese uno dei fanalini di coda in UE di spesa per l'istruzione terziaria.</p>
<p>Se le parole della Bernini quindi parlano di maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti, la realtà con cui abbiamo a che fare è radicalmente diversa e chi vive l'università ogni giorno lo sa bene. Gli studenti si trovano a fronteggiare sempre più spesso aumenti nella tassazione universitaria, il diritto allo studio non viene garantito, le borse di studio sono poche e insufficienti, le residenze universitarie, quando vengono costruite, sono sempre più in mano ai privati che speculano sul diritto all'abitare, la qualità della didattica è sempre più compromessa, con interi corsi e laboratori che saltano per mancanza di risorse;&nbsp; il personale TAB, costantemente dimenticato dalla ministra, vive sempre più con difficoltà la carenza di organico, l'esternalizzazione, le condizioni contrattuali, le inefficienze dimostrate dal comparto unico con la scuola e i salari che hanno perso oltre il 10% del potere di acquisto; i ricercatori, in questi anni, hanno visto un progressivo peggioramento della loro possibilità di fare ricerca, attraverso un incremento della precarietà e il taglio di fondi per la ricerca libera e di base.</p>
<p>Il sistema universitario in questo paese versa in una condizione preoccupante, che a più riprese ha destato allarmi tra gli stessi che questo sistema lo hanno costruito. Una condizione che negli ultimi anni si è imposta anche all'attenzione del dibattito pubblico grazie allo mobilitazioni che in questi anni hanno saputo rompere il silenzio intorno alla condizione e alla funzione dell'università italiana. Il disegno che questa classe dirigente sembra avere in testa è molto chiaro: come ha affermato Graziosi, l'università non deve avere alcuna funzione di emancipazione sociale, bensì deve costituire un sistema integrato con il mercato e la filiera produttiva per garantire lo sviluppo e la crescita del nostro paese all'interno della galassia UE, soprattutto in quei settori, come il militare e l'energetico, in cui siamo maggiormente arretrati. Questa direzione traspare dalle stesse parole della ministra, che si auspica investimenti sempre più mirati per lo sviluppo dell'attrattività e dell'internazionalizzazione dei poli della conoscenza. La ripartizione del FFO, con una quota premiale sempre più consistente calcolata sui criteri aziendalistici anvuriani, conferma questa volontà politica che, negli anni, ha determinato la formazione di pochi poli di eccellenza, molto competitivi, spesso situati nel Nord produttivo, a scapito dei poli di serie B, situati nel Sud, ridotti a meri esamifici. Un sistema di ripartizione volto a piegare l'università alle esigenze strategiche, politiche ed economiche della nostra classe dirigente che la Ministra Bernini non ha in alcun modo modificato ma, anzi, rafforzato attraverso un aumento del controllo sull'ANVUR.</p>
<p>Cara Ministra, non caschiamo di fronte all'ennesima bugia e, come abbiamo fatto negli atenei e nelle piazze di questo paese in questi anni, ribadiamo che serve un piano di finanziamento pubblico di almeno 20 miliardi per le università e un cambiamento di paradigma di questo modello universitario che sappia porre al centro la funzione di ascensore sociale e emancipazione individuale e collettiva che questo dovrebbe avere.&nbsp;</p>
<p>Come Cambiare Rotta e USB già da&nbsp;settembre&nbsp;saremo nelle università per continuare a costruire conflitto e organizzazione tra i settori accademici che non accettano più di restare a guardare la nostra classe dirigente mentre ci condanna a un futuro fatto di precarietà e sfruttamento.</p>
<p>Cambiare Rotta - Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:44:12 +0200</pubDate>
                        <title>AFAM Università e Ricerca:  USB-P.I. Al Ministero del Lavoro per dire basta e il Ministro diserta il Tavolo</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/afam-universita-e-ricerca-usb-pi-al-ministero-del-lavoro-per-dire-basta-e-il-ministro-diserta-il-tavolo-0945.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ieri 06 agosto, alle 14.30, la delegazione USB-P.I. dei Settori di AFAM Università e Ricerca si è presentata alla convocazione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per esperire il tentativo preventivo di conciliazione in risposta allo stato di agitazione proclamato riguardo lo stallo drammatico nel quale i Settori di Università Ricerca e AFAM versano ormai da troppo tempo.</p>
<p>Non si è presentato il MUR che ha disertato l’incontro: una brutale modalità per tirare dritto e disattendere le aspettative di migliaia di lavoratori che aspettano, inutilmente da anni, adeguamenti economici, miglioramenti degli istituti contrattuali e ordinamentali, innovazioni che rispondano alle prospettive di sviluppo di Università, Ricerca e AFAM.</p>
<p>Non sembra quindi che tali criticità siano oggetto dell’attenzione del Ministro, assente in sede prima ancora che alle conciliazioni.</p>
<p>USB-P.I. rivendica la piattaforma che ha supportato la proclamazione dello stato di agitazione e che continuerà a sostenere le future iniziative.</p>
<p>Ribadiamo con forza che è necessario ed urgente:</p><ul> 	<li> 	<p>Costituire il comparto di contrattazione separato per AFAM, Università e Ricerca;</p> 	</li> 	<li> 	<p>Aumentare di almeno il 20% i fondi ordinari delle Istituzioni AFAM, Università e Ricerca;</p> 	</li> 	<li> 	<p>Aumentare i salari di non meno del 40% per far fronte alla netta perdita del potere di acquisto degli stipendi dei lavoratori dei nostri settori, ormai vergognosamente fanalino di coda rispetto al resto d’Italia e, quindi, d’Europa;</p> 	</li> 	<li> 	<p>Procedere con un piano straordinario di assunzione per il precariato strutturale dei Settori di AFAM Università e Ricerca;</p> 	</li> 	<li> 	<p>Eliminare il blocco del 2016 sul salario accessorio, ormai insostenibile.</p> 	</li> </ul><p>I settori Ricerca Università e AFAM di USB si convocheranno per fine agosto per stabilire l’agenda di mobilitazione per l’autunno.</p>
<p>Nel frattempo USB ha già contattato i parlamentari dell’opposizione per costruire nel Decreto Legge PA, appena licenziato dal Consiglio dei Ministri, le risposte normative alla richiesta di diritti del personale.<br /> Che scappi pure il Governo, USB lo aspetterà davanti alle camere per imporgli un netto cambiamento.</p>
<p>USB PI – AFAM Università Ricerca</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:57:40 +0200</pubDate>
                        <title>Si può vivere con 21mila € all’anno in Italia? L’Istituto Italiano di Tecnologia è convinto di sì!</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/si-puo-vivere-con-21mila-eur-allanno-in-italia-listituto-italiano-di-tecnologia-e-convinto-di-si-0958.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Da mesi, in ogni consesso afferente o meno a vertenze che ci vedono impegnati, l’USB ripete che questo Paese, per cambiare registro economico e di conseguenza sociale, necessita dell’introduzione per legge di un salario minimo, indipendente dal settore di applicazione e indicizzato all’inflazione (quella reale non l’Ipca “depurata” dai costi energetici) che la nostra organizzazione quantifica in 2000€ netti al mese.</p>
<p>Se fino a dicembre 2025 la nostra richiesta generava compatimento o scherno negli interlocutori del momento, l’ennesima aggressione militare israelo-statunitense a un paese terzo con i relativi, pesantissimi, contraccolpi economici – il più macroscopico il diesel a 2,2€/litro e la benzina prossima ai 2€/litro in tutta la Penisola – ha dimostrato che quanto rivendichiamo è il minimo sindacale se quella che vogliamo vivere è una esistenza <em>“libera e dignitosa”</em> come recita l’art.36 della Costituzione italiana.</p>
<p>Articolo che, per altro, costituisce la base normativa che ha condotto la Cassazione a sentenziare che, in Italia il problema del lavoro sottopagato non è invenzione della nostra organizzazione, ma condizione strutturale causata dalla proliferazione di CCNL che impongono retribuzioni lesive di una vita dignitosa e che pertanto vanno disapplicati.</p>
<p>Ci chiediamo, quindi, come sia possibile imbattersi ancora in offerte di lavoro che, per il ruolo di assistente di un amministratore delegato, propongono una retribuzione annua lorda di 21 mila euro, circa 1250€ al mese.</p>
<p>La proposta a dir poco “irresistibile” viene <u><a href="https://app.ncoreplat.com/jobposition/805757/junior-executive-assistant-to-the-scientific-director-fixed-term-position-it/istituto-italiano-di-tecnologia" target="_blank" name="https://app.ncoreplat.com/jobposition/805757/junior-executive-assistant-to-the-scientific-director-fixed-term-position-it/istituto-italiano-di-tecnologia" rel="noreferrer">dall’Istituto Italiano di Tecnologia</a></u>, Fondazione di ricerca con sede prevalente a Genova – notoriamente una delle città più care d’Italia – vigilata dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca e finanziata dallo Stato con, attualmente, 85 milioni di euro l’anno.</p>
<p>Una fondazione di diritto privato, ma di fatto pubblica nei finanziamenti che la sostengono e nei soggetti che ne esercitano il controllo, che tuttavia sembra poco attenta alle ricadute economiche e sociali che potrebbe generare, soprattutto in un settore strategico come quello dell’alta formazione.</p>
<p>Quando il governo Meloni legifera di <em>“salario giusto”</em>, quando la ministra Calderone parla di <em>“grandi opportunità per i giovani e garanzie evolute”</em>, hanno in mente quelle che offrono enti – di fatto pubblici – come l’IIT?</p>
<p>USB Lavoro Privato</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 14:05:23 +0200</pubDate>
                        <title>USB PI Ricerca scrive al Ministro Picchetto Fratin: sblocco immediato della nomina del Direttore Generale dell’ISPRA e il rilancio dell’Ente</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/usb-pi-ricerca-scrive-al-ministro-picchetto-fratin-sblocco-immediato-della-nomina-del-direttore-generale-dellispra-e-il-rilancio-dellente-1407-2-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA SICUREZZA ENERGETICA ON. GILBERTO PICHETTO FRATIN</strong></p>
<p><strong>Per lo sblocco immediato della nomina del Direttore Generale dell’ISPRA e il rilancio dell’Ente</strong></p>
<p>On. Ministro,</p>
<p>Questa Organizzazione Sindacale, a nome delle lavoratrici e lavoratori dell’ISPRA e di tantissime cittadine e cittadini consapevoli del valore della ricerca scientifica pubblica e della tutela dell’ambiente, Le rivolge questo appello urgente.</p>
<p><strong>L’ISPRA è un presidio indispensabile per la collettività </strong></p>
<p>L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale è l’ente che, attraverso il Ministero da Lei condotto, supporta lo Stato a livello tecnico-scientifico per la valutazione dell’efficacia delle misure di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, la difesa del territorio, l’aggiornamento della carta geologica nazionale, la gestione delle risorse idriche, la tutela della biodiversità, la transizione ecologica, la tutela degli ecosistemi marini, le valutazioni d’impatto ambientale e tanto altro. I dati, le ricerche e le valutazioni che produce sono il presupposto imprescindibile per ogni politica ambientale seria e lungimirante. Depotenziare l’ISPRA, perciò, significa privare il Paese del rigore scientifico necessario per valutare l’efficacia delle politiche ambientali e indebolire il monitoraggio e la ricerca ambientale.</p>
<p><strong>Un ritardo inaccettabile nella nomina del Direttore Generale&nbsp; </strong></p>
<p>A fronte di questa centralità strategica, è estremamente preoccupante il grave ritardo nella nomina del nuovo Direttore Generale. La gestione uscente è stata segnata da una logica particolaristica e caratterizzata da una dirigenza che ha amministrato l’immobilismo, cercando di salvare sé stessa, anziché guidare l'Istituto verso un'evoluzione positiva, bruciando preziose opportunità. Il ritardo accumulato nella scelta di una figura autorevole, competente e in linea con le politiche ambientali europee non è un mero intoppo amministrativo: è una scelta politica che condanna l’Istituto a una deriva senza timone. Una situazione, questa, analoga a quella dell’ENEA, l’altro ente di ricerca vigilato dal MASE, in cui lo stallo nella nomina del nuovo DG è addirittura più lungo; è di tutta evidenza la necessità di superare qualsiasi logica abbia portato al blocco di tali nomine in modo tale da restituire piena funzionalità all’ISPRA e all’ENEA.</p>
<p>Serve una cesura netta: vogliamo un Direttore Generale che sappia gestire e rimettere al centro i lavoratori e le lavoratrici, che innovi, che restituisca all'ISPRA sicurezza finanziaria, capacità amministrativa e snellezza procedurale su cui basare l'autonomia e l'autorevolezza scientifica dell'Ente, non un amministratore che si limiti a gestire lo <em>status quo</em> e a favorire il declino.</p>
<p><strong>Il presidio del 15 giugno ha rotto il muro del silenzio</strong></p>
<p>Lo scorso 15 giugno, tante lavoratrici e tanti lavoratori – precari e di ruolo – hanno gremito il presidio sotto la sede del Ministero, guidati da USB Ricerca, dando voce a un malessere ormai conclamato. La delegazione sindacale è stata ricevuta e ascoltata, ma non ha potuto registrare impegni concreti da parte ministeriale. Sulle risorse economiche, imprescindibili per il ritorno ad un funzionamento dell'Ente in linea con la propria missione, ci è stato detto che spetta al Ministro decidere. Sul piano di stabilizzazione dei precari, necessario per evitare che vengano messe a rischio numerose attività a causa della perdita di decine di persone altamente specializzate, sono state manifestate generiche aperture, ma senza alcuna proposta concreta ed esigibile. Sulla nomina del Direttore Generale, essenziale per sbloccare la stagnazione attuale, si è rimandato a un generico &quot;il CdA saprà scegliere&quot;. Disponibilità a parole; ancora nulla nei fatti.</p>
<p><strong>Le nostre richieste sono chiare, improrogabili e inderogabili</strong></p>
<p>Chiediamo a Lei, Signor Ministro, un intervento deciso e risolutivo che si traduca in atti concreti:</p>
<p>1. Lo sblocco immediato della procedura di nomina del Direttore Generale, con la scelta di una figura autorevole, terza rispetto alle logiche di potere, capace di imprimere una svolta gestionale e di restituire all’ISPRA il ruolo che merita.</p>
<p>2. Un incremento strutturale del fondo ordinario nella prossima Legge di Bilancio e, per l’anno in corso, lo stanziamento di risorse straordinarie ad hoc per scongiurare il collasso finanziario e garantire la copertura delle spese incomprimibili.</p>
<p>3. Un piano triennale vincolante per la stabilizzazione integrale di tutto il personale precario, superando i blocchi normativi che impediscono le assunzioni e restituendo dignità a chi da anni sostiene l’operatività dell’Istituto.</p>
<p>4. L’utilizzo integrale e trasparente di tutti i fondi disponibili per le progressioni di carriera.</p>
<p>5. Una riorganizzazione reale e partecipata, che cancelli la logica delle poltrone dirigenziali e metta al centro le necessità operative della ricerca e del personale.</p>
<p>Signor Ministro, la posta in gioco è troppo alta per permettersi attendismi. Il cambio di <em>governance</em>, iniziato con la nomina della Presidente Gallone, deve essere perfezionato subito: è in gioco la tutela del nostro territorio, la qualità della ricerca pubblica e la dignità di chi ogni giorno garantisce, nonostante tutto, il funzionamento di un Ente essenziale. La collettività non può permettersi un Istituto in agonia, e noi non ci fermeremo davanti a nessun ostacolo burocratico o politico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Roma, 22 luglio 2026</strong></p>
<p><strong>USB PI Ricerca</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:15:49 +0200</pubDate>
                        <title>RSU IIT: basta numeri in libertà, investimenti sul Personale subito</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/rsu-iit-basta-numeri-in-liberta-investimenti-sul-personale-subito-1421-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 11 giugno si è svolta l'Assemblea del Personale Dipendente di IIT che ha discusso l'ultima proposta di rinnovo economico presentata dalla Fondazione che prevede un ritocco della paga base irrisorio rispetto alla piattaforma presentata dalla RSU e dalle OO.SS. maggiormente rappresentative.</p>
<p>L'Assemblea si è espressa in modo univoco: la proposta è stata considerata del tutto insufficiente al fine del recupero salariale che ha visto un incremento dei minimi tabellari negli ultimi 7 anni di appena il 2,2% a fronte di una perdita del potere di acquisto, nei medesimi 7 anni, di almeno il 20%.</p>
<p>Le Lavoratrici e i Lavoratori non sono più disponibili a tollerare la doppia narrazione che la Fondazione porta avanti oramai da troppi anni: a microfoni accesi assistiamo al racconto di un Istituto che gode di ottima salute, tanto da essere indenne anche al taglio strutturale del finanziamento dello Stato da 100 a 85 milioni annuali; a microfoni spenti, invece, la richiesta del Personale di vedere riconosciuta in pieno la rivalutazione economica del proprio salario è giudicata &quot;insostenibile&quot;.</p>
<p>Non è più rinviabile un confronto diretto tra RSU, OO.SS. e gli Organi di Governo della Fondazione: Comitato Esecutivo e Presidente.</p>
<p>Le modalità di confronto portate avanti fino ad oggi, infatti, sono state del tutto infruttuose: a fronte del riuscitissimo sciopero del 24 marzo che ha portato in piazza 400 lavoratori, IIT con l’ultima proposta ha stanziato appena 100mila € di budget in più da “investire” sul personale.</p>
<p>È una cifra inaccettabile considerando che, dalla sua nascita, IIT ha fatto registrare sistematicamente cospicui avanzi di bilancio (per il 2025 4,8 milioni di €, per il 2024 10,3 milioni) e, a oggi, il Personale Dipendente pesa sul finanziamento statale per appena 35 milioni su 85 complessivi, quindi ben al di sotto della media degli istituti pubblici di riferimento (CNR e Università, dove per altro la giornata lavorativa non è di 40 ore settimanali).</p>
<p>Sulla base di questi numeri, rivendichiamo che lo spazio economico per una rivalutazione dei salari adeguata ai tempi e alle professionalità di Lavoratrici e Lavoratori esista e vada finalmente mobilitato.</p>
<p>Chiediamo pertanto al Presidente, e ai membri del Comitato Esecutivo di rendersi disponibili a calendarizzare a strettissimo giro un incontro da tenersi non oltre martedì 30 giugno.</p>
<p>Lo stato di agitazione continua, Lavoratrici e Lavoratori sono determinati a far valere le proprie ragioni in tutte le sedi opportune!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>RSU IIT<br /> FLC-CGIL<br /> USB Lavoro Privato</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:28:19 +0200</pubDate>
                        <title>ISPRA: presidio USB al Ministero dell’ambiente: più di cento dipendenti chiedono indipendenza dalla politica e libera ricerca, finanziamenti, stabilizzazioni e carriere</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/ispra-presidio-usb-al-ministero-dellambiente-piu-di-cento-dipendenti-chiedono-indipendenza-dalla-politica-e-libera-ricerca-finanziamenti-stabilizzazioni-e-carriere-1229.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Un centinaio di lavoratori ISPRA stanno dando vita a partecipato presidio davanti al Ministero dell’Ambiente. USB reclama la difesa dell’indipendenza dell’ISPRA dalla politica (l’ente di occupa di ambiente, inquinamento, dissesto geologico, difesa della Fauna), la libertà di ricerca, un bilancio che esca dal pericolo di dissesto, il riavvio delle stabilizzazioni e delle carriere.</p>
<p>USB ISPRA ha indetto la mobilitazione per i molti punti interrogativi che riguardano sia la gestione interna dell’ente, con la contestatissima Direttore Generale Siclari ormai a scadenza, con la circolazione di numerose voci di successori non autorevoli ed addirittura contrari al tema ambientale. I precari già con i requisiti per la stabilizzazione o comunque vicini a superarli senza nessuna certezza di contratto, nonostante la loro altissima professionalità, rischiano di andare a casa. I fondi per la valorizzazione del personale già stanziati restano inutilizzati e senza una corretta applicazione, la gestione amministrativa troppo ‘burocratica’ per un ente di ricerca.</p>
<p>Ispra, peraltro, è stata in questi giorni frequentemente nelle cronache giornalistiche e nelle sedi parlamentari per interpellanze ed inchieste giornalistiche.</p>
<p>La larga partecipazione al presidio di oggi dimostra proprio il disagio che il personale continua ad avvertire nel lavorare in ISPRA.</p>
<p>Mentre inviamo il comunicato riceviamo l’invito a formare una delegazione.</p>
<p>Il presidio pertanto continua presso la sede del Ministero dell’Ambiente.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 14 May 2026 10:57:41 +0200</pubDate>
                        <title>Lettera al neo insediato presidente della fondazione IIT</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/lettera-al-neo-insediato-presidente-della-fondazione-iit-1101.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Al neo insediato Presidente della Fondazione</p>
<p>Gentile Presidente,</p>
<p>Con la presente vogliamo richiamare la sua attenzione sulla trattativa attualmente in corso tra Fondazione e Dipendenti per il rinnovo della parte economica del CCAL. La piattaforma presentata dalla RSU ha come scopo il recupero del potere di acquisto perso dai lavoratori non soltanto negli anni più recenti. La Fondazione IIT è nata nel 2003 e fino al 2024 non ha ritenuto opportuno formalizzare i rapporti di lavoro all’interno di un contratto concordato con lavoratori e OO.SS.</p>
<p>La conquista del CCAL – che per la RSU è un passo tanto dovuto quanto ancora insufficiente per la sopra citata formalizzazione dei rapporti di lavoro – ha visto momenti di contrasto del tutto simili a quelli che in questi mesi hanno condotto il Personale a dichiarare lo stato di agitazione, a proclamare la giornata di sciopero il 24 marzo e a chiedere ed ottenere il sostegno unanime delle Istituzioni locali.</p>
<p>Alla firma del CCAL avevamo sostenuto che la rivalutazione dei salari fosse del tutto insufficiente (+2,2% sulla paga base) e che sarebbe stato necessario maggiore impegno da parte della Fondazione su questo tema a partire dal primo rinnovo della parte economica, previsto per il febbraio di quest’anno.</p>
<p>Lavoratrici e Lavoratori, coerentemente con il percorso fatto fino ad oggi, hanno presentato una richiesta di aumento della paga base del 12%, alla quale hanno fatto seguito due proposte della Fondazione assolutamente insufficienti.</p>
<p>L’ultimo bilancio della Fondazione, il “migliore di sempre” come sottolineato dal nostro Direttore Scientifico in una recente intervista che ufficializzava anche la sua nomina, rende evidente come per il Personale dipendente si spendano circa 50 degli 86 Milioni del contributo dello Stato. Allargando, circa 90 dei 196 Milioni complessivi sono spesi per tutto il Personale se includiamo anche quello precario afferente in prevalenza alla ricerca.</p>
<p>La conferma di quello che interpretiamo come un sotto investimento strutturale sul Personale da parte della Fondazione, ci arriva anche dal sempre consistente avanzo di bilancio, quest’anno vicino ai 5 Milioni di euro.</p>
<p>Pertanto, lo spazio economico per una politica salariale che vada, al contempo, a compensare quanto perso da Lavoratrici e Lavoratori e a riconoscere loro i risultati che IIT ha raggiunto e pubblicizza esiste, e crediamo debba finalmente diventare la prima preoccupazione per chi dirige l’Istituto.</p>
<p>Per questo ci auguriamo – e ci aspettiamo – che su questi temi il suo mandato manifesti una discontinuità netta con chi lo ha preceduto.</p>
<p>Genova 14/05/2026</p>
<p><strong>RSU IIT</strong></p>
<p><strong>USB Lavoro Privato</strong></p>
<p><strong>FLC-CGIL</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 13 May 2026 15:36:24 +0200</pubDate>
                        <title>Usb Ricerca: contro la chiusura dell&#039;istituto di studi giuridici internazionali del CNR</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/contro-la-chiusura-dellistituto-di-studi-giuridici-internazionali-del-cnr-1537.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione Sindacale di Base esprime forte contrarietà rispetto alla decisione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di procedere all’eliminazione dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali, struttura che da oltre quarant’anni rappresenta un presidio fondamentale per la ricerca pubblica nel campo del diritto internazionale, dei diritti umani, delle migrazioni, dell’ambiente e della cooperazione tra i popoli.<br /> La notizia, riportata da Il Fatto Quotidiano, conferma una deriva ormai evidente all’interno del CNR: smantellare competenze strategiche e ridurre gli spazi di ricerca critica, pubblica e indipendente.<br /> USB ritiene gravissimo che, in una fase storica segnata da guerre, crisi geopolitiche, restrizione dei diritti e ridefinizione degli equilibri internazionali, si scelga proprio di colpire un istituto dedicato allo studio del diritto internazionale e alla tutela dei diritti fondamentali.<br /> Dietro la retorica della “razionalizzazione” si nasconde ancora una volta una logica puramente aziendalista che considera la ricerca pubblica solo in funzione dell’immediata spendibilità economica, penalizzando invece quei settori che producono conoscenza critica, autonomia culturale e funzione democratica.<br /> USB denuncia inoltre l’assenza di un reale confronto con lavoratrici, lavoratori e comunità scientifica. Le scelte strategiche sul futuro degli enti pubblici di ricerca non possono essere assunte nelle stanze dei vertici amministrativi senza trasparenza e partecipazione.<br /> Difendere l’ISGI significa difendere l’idea stessa di ricerca pubblica come bene comune, libera dalle pressioni politiche ed economiche e capace di contribuire allo sviluppo civile e democratico del Paese.<br /> USB Ricerca chiede:<br /> il ritiro immediato del provvedimento di soppressione dell’Istituto;<br /> l’apertura di un confronto pubblico con personale e comunità scientifica;<br /> un piano di rilancio della ricerca pubblica fondato su investimenti, stabilizzazione del personale e valorizzazione delle competenze;<br /> il rispetto dell’autonomia scientifica degli enti pubblici di ricerca.<br /> USB sarà al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e di tutte le realtà accademiche e sociali che si opporranno a questa scelta sbagliata e miope.</p>
<p><br /> USB Ricerca</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 12 May 2026 14:19:06 +0200</pubDate>
                        <title>A chi serve il ‘nuovo’ IIT? </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/a-chi-serve-il-nuovo-iit-1419.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Due premesse.</p>
<p>Pur condividendo le critiche che provengono da più parti del mondo accademico sulla nascita e sull’attuale conduzione dell’Istituto Italiano di Tecnologia, riteniamo che un ente di ricerca pubblico – compreso IIT e tutti gli enti finanziati prevalentemente dallo Stato – abbia sempre motivo di esistere.</p>
<p>E riteniamo, soprattutto, che il Personale che vi lavora rappresenti un insieme di professionalità che la ricerca italiana non deve perdere. Anzi, potrebbe e dovrebbe transitarle nell’alveo Pubblico portando alte professionalità nelle università e negli enti di ricerca.</p>
<p>Definito questo perimetro, ci chiediamo se l’IIT, per come sta evolvendo, sia veramente necessario al Paese. Ci poniamo il quesito a partire dallo stato generale della ricerca in Italia e in Europa in raffronto al resto del Mondo.</p>
<p>Appare chiaro che la Cina ha rapidamente recuperato l’arretratezza che scontava un trentennio fa e lo ha fatto con un modello organizzativo nazionale (i piani quinquennali) che hanno previsto e portato a compimento, a partire da una assoluta preminenza della ricerca e dell’innovazione, la predominanza nel settore energetico verde e la competizione nell’intelligenza artificiale e nella robotica con gli Stati Uniti, o meglio la ridotta oligarchia dei <em>big tech</em>, che attualmente detengono le chiavi del settore attraverso sistemi proprietari e sempre meno “<em>open source”. </em></p>
<p>La domanda che poniamo sorge nel momento in cui, in brevissimo tempo, sono nate due nuove realtà: la prima – AI4I – è una Fondazione “dedicata” all’IA apparentemente indipendente (sebbene il lavoro tuttora compiuto nell’alveo IIT sia evidentissimo); la seconda – Generative Bionics – è una start-up che di fatto ha “assorbito” proprietà intellettuale, <em>know-how</em> e personale di IIT.</p>
<p>Quindi, due vere e proprie strutture in competizione con IIT su temi, lo abbiamo accennato, che meriterebbero ben altra attenzione e ben altri strumenti, di livello europeo non nazionale. Chiaro che AI4I e Generative Bionics abbiano direttamente ed indirettamente <strong><u>drenato anche fondi dall’ambito di IIT</u></strong>. Infatti, mentre per Human Technopole, i precedenti governi non avevano eroso finanziamenti a IIT, in questi due casi il Governo ha usato la Fondazione con sede a Genova come uno sfascia carrozze farebbe con un'auto incidentata.</p>
<p>La cosa è particolarmente evidente osservando Generative Bionics, che ambisce alla leadership – italiana e non solo – nella progettazione e produzione di robot umanoidi AI-driven. Nella start-up sono confluite quasi per intero alcune linee di ricerca e personale tecnico/amministrativo originariamente in forze a IIT, includendo diversi Dirigenti di ricerca e, come ovvia conseguenza, una quantità considerevole di <em>know-how</em> realizzato in oltre 20 anni di attività interna a IIT.</p>
<p>La portata di queste perdite, a nostro avviso, è tale da poter essere identificata al pari di una cessione di ramo d'azienda, e come tale avrebbe dovuto essere riconosciuta, in primo luogo dalla governance della Fondazione.</p>
<p><strong>MA UNA FONDAZIONE PUBBLICA, FINANZIATA DAL PUBBLICO, per giunta rivolta alla ricerca e alla disseminazione, HA LA LEGITTIMITÀ DI ‘CEDERE’ A SUE SPESE PROPRIETÀ INTELETTUALE E PROFESSIONALITÀ?</strong></p>
<p>Quello che ad oggi riscontriamo, è una gestione che lascia in estrema incertezza e sofferenza ciò che rimane dei reparti attivi nella robotica umanoide. L'impressione che ricaviamo è quella di un’operazione poco trasparente, che potenzialmente può portare alla scomparsa delle linee di ricerca in questione. Infatti, i processi di sostituzione del personale sono stati caratterizzati da notevole lentezza e riduzione dell’organico rispetto ai numeri precedenti la nascita della start-up. <strong><u>Di conseguenza non è stato possibile attuare un adeguato passaggio di consegne per preservare quella conoscenza che noi consideriamo un asset pubblico.</u></strong></p>
<p>Quindi, anche al di là delle considerazioni sulla presunta utilità di fondare due nuove aziende su tematiche complementari a quelle storicamente sviluppate in IIT, ci chiediamo: <strong><u>il “modello” di trasferimento di conoscenza previsto per IIT era veramente questo? Verso soggetti concorrenti creati anche su nuove figure dirigenti? O era piuttosto l’impresa privata “vera” e non un intermediario ulteriore, come ci pare stia avvenendo per entrambe le strutture in questione?</u></strong></p>
<p><strong><u>E allora questo IIT “liberato” da ambiti di ricerca ritenuti di punta, riuscirà a sopravvivere alla compressione dei fondi statali? Saprà reagire in maniera diversa da come la dirigenza scientifica ha fatto nell’ultima finanziaria, quando il taglio di 15 milioni è stato assunto passivamente dai vertici mentre il personale entrava in mobilitazione?</u></strong> Taglio che, peraltro, sembra correlato con l’investimento di 15 milioni nel centro di calcolo di AI4I…</p>
<p>Va registrato che nel frattempo IIT ha cambiato narrazione. È passata dalla questua prima della legge di Bilancio, che ha indotto il personale a “scendere in campo” per chiedere interventi sia al Comune di Genova che alla Regione Liguria, alla recentissima e assolutamente contraddittoria proclamazione a mezzo stampa della grande capacità di attrazione di finanziamenti che caratterizzerebbe la Fondazione.</p>
<p>È in questo contesto che il 24 marzo scorso, IIT è stata oggetto di uno sciopero con livelli di adesione che non si riscontrano spesso nel settore e superiori al 50% del personale, che ha scioperato perché l’Istituto sostiene di non essere economicamente in grado di offrire condizioni salariali dignitose ai lavoratori, mentre le ha offerte ai dirigenti, come si evince analizzando l’andamento del costo del lavoro dettagliato nelle relazioni della Corte dei Conti degli ultimi anni.</p>
<p>Successivamente, durante una trattativa in cui l’ente si dichiarava ancora ‘nullatenente’, tanto da non poter approvare nemmeno aumenti in grado di coprire l’inflazione galoppante, sempre il personale riceveva l’invito ad una festa aziendale il primo luglio prossimo...</p>
<p>Delle due l’una, o l’IIT gode di un bilancio sanissimo tanto che lo devia su nuove iniziative imprenditoriali oppure è stressato dai tagli e, come tutta la ricerca italiana, sopravvive. Di questa mancanza di chiarezza la vittima è chiaramente il Personale.</p>
<p>Dunque, rispondere alla domanda sull’effettiva funzione di IIT è, ora, più che mai necessario e indissolubilmente legato alle richieste del Personale tecnico-amministrativo. Senza dimenticare il Personale di ricerca contraddistinto quasi per intero dall’essere in formazione o consulente para-subordinato. E anche su questo è ora di cominciare ad indagare meglio se sia lecito avere centinaia di autonomi in un ente di ricerca.</p>
<p>Ci auguriamo che siano gli stessi organi di controllo a porsi questi quesiti.</p>
<p><strong>Come USB continueremo a sorvegliare attentamente l’ente, impedendo che a essere sacrificati siano ancora una volta i dipendenti e i precari!</strong></p>
<p><strong>USB PI Ricerca&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;USB Privato</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 11:14:09 +0100</pubDate>
                        <title>Donne, Ricerca e Guerra. 8 Marzo: una riflessione sulla condizione di lavoro delle donne nella Ricerca Pubblica Italiana</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/donne-ricerca-e-guerra-8-marzo-una-riflessione-sulla-condizione-di-lavoro-delle-donne-nella-ricerca-pubblica-italiana-1130.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Spesso è pensiero comune che la scienza sia neutra e che quindi anche le università e gli enti pubblici di ricerca siano portator sani di neutralità, obiettività e correttezza. Dato questo assunto, tutti i lavoratori della ricerca, sia uomini che donne, hanno le stesse opportunità di autonomia, libertà, crescita lavorativa e realizzazione personale.</p>
<p>Il dibattito sulla neutralità e sui fondamenti della scienza e sul rapporto tra scienza e donna è iniziato tardi, solo a metà degli anni Ottanta.&nbsp;La svolta decisiva avvenne subito dopo il disastro di Cernobyl del 26 aprile 1986,&nbsp;il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare. &nbsp;Il cambio di rotta ebbe luogo perché quel disastro venne riconosciuto come la manifestazione di uno squilibrio da affrontare nelle sue origini profonde. Fondamentale fu il lavoro del “Movimento per la salute e per la medicina delle donne” portato avanti nei consultori e nei gruppi di self-help del movimento femminista.</p>
<p>Prima del 1986,&nbsp;si riteneva che la ricerca fosse di per sé buona e neutrale, mentre invece potessero diventare cattive le sue applicazioni. La critica del movimento femminista apportò una vera e propria rivoluzione, perché mise in discussione proprio la presunta neutralità della ricerca, rivendicando la presenza dell’elemento soggettivo e sessuato anche nel processo di produzione di conoscenza.</p>
<p>Dal 1986 in poi furono pubblicate molte opere su questo tema, in particolare, le opere di Evelyn Fox-Keller, fisica, biologa e filosofa, considerata l’esponente di maggior spicco dell’epistemologia femminista, mostrò le conseguenze operative e scientifiche dei presupposti culturali e di genere di cui gli scienziati sono portatori, presupposti che emergono nelle metafore e nei termini che vengono utilizzati. Secondo Fox-Keller, “le donne non fanno scienza in modo diverso dagli uomini, ma si fa scienza diversamente solo se la consapevolezza di genere agisce in chi fa ricerca”.</p>
<p>Già all’inizio del Novecento, Virginia Woolf, scrittrice e punto di riferimento per il femminismo, nelle <em>Tre Ghinee</em>, un libro contro la guerra, affermava che: «<em>Science, it would seem, is not sexless; she is a man, a father and infected too</em>» (Woolf 1975, p. 159). Non è un disfattismo luddista e antiscientifico, ma è una presa d’atto delle tendenze che si sono affermate nella produzione di conoscenza e nelle pratiche che originano da quella conoscenza.</p>
<p>Il disastro di Chernobyl e il dibattito che ne è scaturito ha cambiato il rapporto delle donne con la scienza che è certamente migliorato da allora, ma molti problemi rimangono ancora aperti e vanno indagati.</p>
<p>La crisi economica e l’economia di guerra degli ultimi anni ci mostrano come le donne sistematicamente relegate al ruolo di anello debole, finendo per pagarne il prezzo più elevato.</p>
<p>Stessa situazione si riscontra nelle università e negli enti pubblici di ricerca dove le scelte economiche dell’Europa e del nostro governo colpiscono le donne che rimangono l’anello vulnerabile.</p>
<p>Negli ultimi 40 anni, in Italia, il numero di studenti, soprattutto donne, che hanno avuto accesso all’istruzione universitaria è aumentato in misura significativa ed ha messo in evidenza il divario di genere nella scelta degli ambiti di studio e nell’opportunità di accedere alla carriera universitaria, di crescere professionalmente e sentirsi realizzate.</p>
<p>Teoricamente le possibilità sono uguali per uomini e donne ma le opportunità, cioè la presenza di condizioni favorevoli al concretizzarsi dell’obiettivo che la persona si pone, ci raccontano un’altra storia. Il &quot;diagramma a forbice&quot; nelle università mostra come, a fronte di una parità o superiorità femminile tra gli studenti, la presenza delle donne diminuisca drasticamente nei ruoli apicali (professore ordinario/ rettore). La drastica diminuzione si vede già nell’accesso a contratti di lavoro che tutelino il lavoratore.</p>
<p>Nei ruoli decisionali le donne hanno un ruolo assolutamente non prioritario rimanendo relegate alla posizione di componente fragile, perché non tutelata, e subendo le decisioni e le azioni di una maggioranza che non le riconosce.</p>
<p>Nei concorsi a tempo indeterminato, le donne sono svantaggiate perché le commissioni sono dominate da una dirigenza fatta di uomini con una mentalità baronale e patriarcale, nonostante ci siano le quote rose obbligatorie nelle commissioni di concorso.</p>
<p>La narrazione si rafforza ulteriormente se guardiamo alla composizione dei Nuclei di Valutazione delle università: anche qui si registra una componente maschile maggiore rispetto a quella femminile (63,5% contro 36,5%).</p>
<p>All’ Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), come in altri Enti pubblici di Ricerca, all’interno del personale precariato non si riscontra un gender gap tra coloro che hanno contratti atipici e non tutelati (borse, Assegni di Ricerca e cococo) ma il gender gap diventa importante nell’accesso ai contratti di lavoro a tempo determinato subordinato, tutelati dal CCNL, dove solo il 30 % delle ricercatrici lo ottiene contro il 70% degli uomini.</p>
<p>In Italia, le donne nella ricerca subiscono un elevato turnover, con tassi di dimissioni che colpiscono duramente dopo la maternità: circa 3 su 10 lasciano la carriera scientifica. Nel biennio 2023-2024, il 70% delle dimissioni volontarie (specialmente per cura dei figli) è femminile, e studi indicano che, entro 20 anni, le ricercatrici hanno il 40% di probabilità in più di lasciare rispetto ai colleghi maschi.&nbsp; L'ambiente iper-competitivo, la precarietà post-dottorato e la bassa retribuzione spingono le donne a lasciare l'accademia.</p>
<p>La mancanza di aiuti al welfare, tagliati da questa economia di guerra, non permette alle ricercatrici madri -single di conciliare lavoro e vita familiare. Devono rinunciare a parti del salario perché sono costrette a chiedere il part-time o perché non riescono a completare le ore di lavoro settimanali nonostante lo smart-working o il lavoro da remoto che dovrebbero agevolare la vita quotidiana delle donne ma che, all’interno dei luoghi di lavoro, sono regolamentati da coloro che non possono comprendere le problematiche di una donna-madre-single. Questo ovviamente incide anche nella carriera che si arresta per mancanza di aiuti e sostegno nella gestione familiare come asili a costo calmierato o aiuti economici strutturali e costanti nel tempo.</p>
<p>Durante il COVID le donne hanno pubblicato su riviste scientifiche molto meno degli uomini. Il calo di produttività riscontrato solo dalle ricercatrici riflettere sicuramente una distribuzione sbilanciata del carico di lavoro non retribuito a casa, e rappresenta un ulteriore ostacolo nella parità di genere e nelle opportunità di crescita professionale e umana.</p>
<p>La fragilità e il precariato costante porta le donne ad essere più esposte anche a molestie, discriminazioni, vessazioni e mobbing. Sfortunatamente non c’è un’indagine completa su tali fenomeni per le Università e per gli Enti Pubblici di Ricerca, ma ci sono solo dati di singoli CUG e/o indagini di singole Università che, comunque, evidenziano che il fenomeno della discriminazione è ogni anno in aumento e che gran parte degli studenti o del personale non conosce gli organi o le figure che possono tutelarli.</p>
<p>Negli ambienti della Ricerca Italiana rimane comunque un ottuso e colpevole ostruzionismo sul voler veramente risolvere il problema e aiutare veramente le donne ad essere libere e ad autodeterminarsi nel lavoro e nella loro vita quotidiana.</p>
<p>Come sindacato del settore ricerca la nostra priorità è mettere al centro il ruolo che il nostro lavoro di ricerca e noi lavoratrici e lavoratori, insieme, possiamo svolgere per non essere complici di questo meccanismo infernale e per superare questo oscurantismo che limita la libertà delle donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB PI Ricerca</p>
<p>-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------</p>
<p><strong><u>Riferimenti bibliografici</u></strong></p>
<p><a href="https://www.impagine.it/cultura/scienza-e-femminismo-in-italia-dopocernobyl/?print=print" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.impagine.it/cultura/scienza-e-femminismo-in-italia-dopocernobyl/?print=print</a></p>
<p><a href="https://www.machina-deriveapprodi.com/post/prospettive-di-critica-femminista-della-scienza-e-di-ecologia-radicale" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.machina-deriveapprodi.com/post/prospettive-di-critica-femminista-della-scienza-e-di-ecologia-radicale</a>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.anvur.it/sites/default/files/2024-12/Focus-equilibrio-di-genere-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.anvur.it/sites/default/files/2024-12/Focus-equilibrio-di-genere-2023.pdf</a></p>
<p><p>Inno, L., Rotundi, A., and Piccialli, A.: COVID-19 lockdown effects on gender inequality: the case of the Italian Astronomy &amp; Astrphysics Community, EGU General Assembly 2021, online, 19–30 Apr 2021, EGU21-3231, <a href="https://doi.org/10.5194/egusphere-egu21-3231" target="_blank" rel="noreferrer">doi.org/10.5194/egusphere-egu21-3231</a>, 2021.</p></p>
<p>Anagrafica INAF (<a href="https://servizi.ced.inaf.it/login.html?page=astro1" target="_blank" rel="noreferrer">https://servizi.ced.inaf.it/login.html?page=astro1</a>)</p>
<p>‘’Donne nella scienza, 3 su 10 lasciano dopo la maternità’’<strong> </strong><a href="https://alleyoop.ilsole24ore.com/2023/02/11/donne-nella-scienza-tre-su-10-lasciano-dopo-la-maternita/#:~:text=Alley%20Oop%20*%20Home.%20*%20Stem" target="_blank" rel="noreferrer">https://alleyoop.ilsole24ore.com/2023/02/11/donne-nella-scienza-tre-su-10-lasciano-dopo-la-maternita/#:~:text=Alley%20Oop%20*%20Home.%20*%20Stem</a>.</p>
<p><a href="https://www.infodata.ilsole24ore.com/2023/12/16/una-donna-su-tre-ha-dichiarato-che-dopo-essere-diventata-mamma-le-sue-competenze-sono-state-messe-in-discussione-sul-luogo-di-lavoro/" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.infodata.ilsole24ore.com/2023/12/16/una-donna-su-tre-ha-dichiarato-che-dopo-essere-diventata-mamma-le-sue-competenze-sono-state-messe-in-discussione-sul-luogo-di-lavoro/</a>&nbsp;</p>
<p><a href="https://fondazioneadecco.org/i-nostri-progetti/dialoghi-sulla-dei/motherhood-penalty/#:~:text=Quando%20si%20parla%20di%20motherhood%20penalty%2C%20o%20child%20penalty%20gap,retributive%2C%20subite%20dalle%20madri%20lavoratrici" target="_blank" rel="noreferrer">https://fondazioneadecco.org/i-nostri-progetti/dialoghi-sulla-dei/motherhood-penalty/#:~:text=Quando%20si%20parla%20di%20motherhood%20penalty%2C%20o%20child%20penalty%20gap,retributive%2C%20subite%20dalle%20madri%20lavoratrici</a>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 11 Nov 2025 15:42:24 +0100</pubDate>
                        <title>Ricerca: Cominciano i licenziamenti di precari ‘eccellenti’. INAF licenzia Edwige Pezzulli, divulgatrice di NOOS e nominata Cavaliere all’ordine del merito da Mattarella</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>USB scrive alla Presidenza INAF, prepara i ricorsi e lo sciopero del 28 novembre.</strong></p>
<p>Siamo in un paese unico. <strong>I politici e i dirigenti di alto livello parlano di valorizzare ma quando hanno anche una professionalità elevata, così tanto da aver avuto onorificenze e titoli importanti, come per esempio il cavalierato all'ordine del merito, si guardano bene dal trattenerlo e non farlo 'fuggire all'estero</strong>'.</p>
<p>Nella ricerca pubblica presidenti e direttori generali sono specializzati in questo. <strong>Un esempio lampante? Edwige Pezzulli, ricercatrice INAF e divulgatrice. Pagata con un assegno di ricerca, poco più di un piatto di lenticchie. Nominata Cavaliere dal Presidente Mattarella. In stabilizzazione e rinnovabile per l'articolo 20 del DLGS 75/2016, la Madia, che l'attuale governo ha prorogato su emendamento di USB PI Ricerca (comma 2bis della norma). Ebbene, nonostante sia stata riconosciuta proprio attraverso questa legge come stabilizzanda, INAF ha deciso di non prorogarla</strong>. La Presidenza INAF è stata avvertita da ormai vari giorni, la Direzione Generale ha ricevuto ieri la diffida da parte di USB. &nbsp;Ma i vertici INAF non hanno agito.</p>
<p><strong>Edwige è chiaramente la punta di un iceberg autolesionista.</strong> La domanda è che se non viene riconosciuta alla Presidenza della Repubblica la capacità di valutare chi piò decidere? Nel caso dei precari della ricerca le proroghe reiterate ci dicono giuridicamente che l'ente l'ha già fatta questa scelta. Ma a basso costo. Finché può essere retribuito poco e rimanere precario la ricercatrice o il ricercatore possono restare. <strong>Quando sono da assumere, invece, i precari sono da mandare via</strong>. A questo USB risponde nelle piazze, nelle assemblee e nelle aule di tribunale. NON UN@ DI MENO! Riassumete subito tutte e tutti i precari. A partire da Edwige!</p>
<p>USB PI Ricerca aderisce e promuove lo sciopero del 28 novembre e la manifestazione del 29 novembre: <strong>più ricercatrici e ricercatori, zero soldati!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Testo della lettera inviata al Presidente Mattarella</strong></p>
<p>SIgnor Presidente Mattarella,</p>
<p>come USB PI Ricerca, il sindacato della Ricerca Pubblica e Privata, abbiamo avuto modo di rivolgerci a Lei in varie occasioni.</p>
<p>La stabilizzazione del precariato della ricerca è da sempre uno dei fondamenti delle nostre rivendicazioni. Purtroppo, <strong>stiamo entrando in una fase che rischia di vedere migliaia di licenziamenti tra ricercatrici e ricercatori, costretti a “fuggire” all’estero</strong>. Le ragioni risiedono nella mancata stabilizzazione e nel mancato rispetto delle norme, in particolare dell’articolo 20, commi 2-bis e 8 del d.lgs. 75/2017, che consentirebbero l’assunzione e il mantenimento in servizio di tutto il personale che ha maturato i requisiti previsti dalla Legge su citata, in attesa delle stabilizzazioni<strong>.</strong>&nbsp;</p>
<p>È con estremo rammarico che le comunichiamo che <strong>una delle prime vittime</strong> di questa ottusità dirigenziale <strong>è una giovane ricercatrice e divulgatrice, insignita proprio da Lei Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica, la Dr.ssa Edwige Pezzulli</strong> e vincitrice di numerosi premi scientifico-divulgativi, come quello della Società Italiana di Fisica 2025 e incaricata dalla RAI a curare programmi di approfondimento scientifico.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Mentre le scriviamo stiamo già iniziando le azioni legali e sindacali per tutelarla. Insieme a Edwige, tante e tanti altri stanno per perdere il lavoro per cui avevano studiato e investito anni della loro vita. I loro meriti, la loro professionalità vengono così continuamente vessati e dimenticati.&nbsp;</p>
<p>È necessario che <strong>l’opinione pubblica sappia che i vertici degli Enti Pubblici di Ricerca e il Governo sono pienamente corresponsabili</strong> della perdita di questo personale altamente qualificato, formato dallo Stato italiano e dallo stesso riconosciuto come di eccellenza.</p>
<p>Con determinazione USB PI Ricerca non si arrenderà a queste decisioni illogiche e dannose. Saremo nelle piazze e nelle aule di tribunale per tutelare la nostra ricerca e il suo futuro, ricercatrici e ricercatori di cui Edwige è modello.&nbsp;</p>
<p>Ci aiuti ad interrompere questa spirale.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 15 Sep 2025 11:00:12 +0200</pubDate>
                        <title>Ricerca: lotta per la stabilizzazione. Il parlamento conferma la legge “Madia” ﬁno a dicembre 2026</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/ricercqa-lotta-per-la-stabilizzazione-il-parlamento-conferma-la-legge-madia-fino-a-dicembre-2026-1104.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’impasse creata ad arte per attendere il nuovo presidente del CNR è ﬁnita. Sulla base di una norma ad hoc, partono le stabilizzazioni al CNR, ma con numeri previsti del tutto insufficienti: dalle dichiarazioni rilasciate dal nuovo responsabile del maggior ente di ricerca italiano, infatti, appare chiaro che non verrà investita alcuna ulteriore risorsa e che quindi il 95% dei precari resterà fuori dalle stabilizzazioni, avviandosi alla ﬁne dei contratti, ossia al licenziamento.</p>
<p>In sede di approvazione di questa norma, la CISL (per loro diretta ammissione) ha provato a chiudere ogni ulteriore stabilizzazione, oltre a quella del CNR. Come USB abbiamo reagito (vedi allegato 1) chiarendo alle commissioni cultura della Camera e del Senato che su tale materia esisteva già un articolo speciﬁco della legga Madia per gli Enti di ricerca. E il Parlamento, con atti ufficiali, ha preso atto di questa realtà: secondo gli uffici legislativi di Camera e Senato&nbsp;e i relatori di maggioranza del provvedimento, il comma 2bis dell’articolo 20 Dlgs 75/2017, che consente la stabilizzazione di tutti i precari degli EPR che matureranno i requisiti richiesti entro il 31/12/2026, è pienamente efficace.</p>
<p>Nel frattempo, le ‘promesse’ di parziale stabilizzazione per INAF e INGV venivano disattese, smentendo così il sindacato meloniano e di governo (se qualcuno avesse dubbi, si tratta sempre della CISL) che già aveva festeggiato una manciata di assunzioni come cosa fatta.</p>
<p>Quindi, il quadro è chiaro. La legge c’è, i fondi NON ci sono e il governo NON vuole metterli. In tale contesto, gli enti hanno certamente la responsabilità di assumere, utilizzando il 50% delle risorse assunzionali, ma al contempo anche l’inderogabile dovere di supportare la lotta per reperire le altre risorse.</p>
<p>E questo, sia ben chiaro, è possibile solo alla luce di un diritto alla stabilizzazione che USB intende far rispettare. Abbiamo fatto approvare l’unica norma generale che ora il parlamento stesso reclama e non abbiamo alcuna intenzione di retrocedere.</p>
<p>Di certo, la discussione di ﬁne luglio in parlamento ha chiarito molte cose. Chi ha prodotto fatti (USB), chi chiacchiere (il governo) e chi rimesta nel torbido (la CISL) credendo di poter accampare primogeniture dallo stretto legame con la Meloni.</p>
<p>La realtà è che nessuno ci regalerà niente. Ma le stabilizzazioni, e non assunzioni selettive come quelle di pochi e scelti TD PNRR, vanno fatte rispettando un diritto legato alla reiterazione dei contratti che in molti casi si è protratta per lustri.</p>
<p>Per questo, dobbiamo ritornare a reclamare procedure di stabilizzazione, che ad oggi, solo l’INFN ha avuto il coraggio di portare a termine nel passato e nel presente. Le amministrazioni non possono più permettersi di usare l’incertezza normativa per non procedere. È l’ora di una lotta congiunta che promuova un piano di stabilizzazioni complessivo in tutti gli EPR, per non lasciare nessuno indietro.</p>
<p><strong>RECLAMARE IL DIRITTO ALLA STABILIZZAZIONE È UN DOVERE. ORA E SUBITO NUOVE RISORSE PER STABILIZZARE I PRECARI DI TUTTI GLI EPR! I SOLDI TOGLIAMOLI ALLA GUERRA!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Es</strong><strong>e</strong><strong>c</strong><strong>utivo</strong><strong> </strong><strong>Na</strong><strong>z</strong><strong>iona</strong><strong>l</strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>U</strong><strong>S</strong><strong>B</strong><strong> </strong><strong>PI Ricerca</strong></p><div><div><p><a href="/index.html#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Dossier D.L. 90/2025 – A.C. 2526. Pag. 10: <a href="http://documenti.camera.it/leg19/dossier/Pdf/D25090b.pdf" target="_blank" rel="noreferrer">http://documenti.camera.it/leg19/dossier/Pdf/D25090b.pdf</a></p></div></div>]]></content:encoded>
			
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                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-153198</guid>
                        <pubDate>Thu, 07 Aug 2025 10:57:07 +0200</pubDate>
                        <title>Dimissioni dei vertici? Sì, meglio subito!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/dimissioni-dei-vertici-si-meglio-subito-1059.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>A chi si domanda come sia possibile che la conflittualità per questioni relative a concorsi e selezioni di vario livello nell'ISPRA sia così elevata, la risposta è giunta in modo lampante mercoledì scorso, giorno dell'ultima seduta del CdA.</p>
<p>Da ciò che si evince dal resoconto pervenuto a tutti dal membro del CdA eletto dal personale sulla nomina del direttore del dipartimento GEO, la commissione &quot;principe&quot;, formata dal <em>top management</em> dell'Istituto quella che da regolamento doveva fornire la <em>short list </em>dei candidati ammessi al colloquio col Presidente Laporta&nbsp;ha commesso un errore colossale: ha escluso alcuni candidati in conseguenza dell’applicazione di un limite percentuale abrogato da ben 4 anni dal Testo Unico del Pubblico Impiego (D.Lgs. 165/2001).</p>
<p>L'accaduto è gravissimo e non solo perché l'amministrazione aveva preparato la strada per l’ennesima nomina di una persona con preparazione esclusivamente giuridico-amministrativa a un incarico importantissimo con una connotazione prevalentemente tecnico-scientifica. L’amministrazione, infatti, ha dato dimostrazione, nelle figure che ricoprono ruoli di vertice, di non poter essere credibile di fronte agli scenari concreti della vita dell'Ente, che non sono vetrine comunicative.</p>
<p>Come fa un ricercatore o un tecnologo a credere ora alla lettura amministrativa di quanto costa un passaggio di livello? Come fa un tecnico o amministrativo ad accettare la scelta di restare immobili rispetto alla possibilità di scorrimento delle graduatorie art. 53 e 54? Come fa a non arrabbiarsi un precario che vede una cantonata di questo genere dopo essere stato obbligato a fare il concorso &quot;comma 2&quot; (o a sperare di farlo) quando avrebbe potuto non farlo con il comma 1 del D.Lgs “Madia”assolutamente vigente? E un TD con tre anni di anzianità escluso da un nuovo concorso? O gli esclusi dai concorsi per il triennio alternativo al dottorato svolto in una ARPA? E i sottoinquadrati, a cui fu cancellata la selezione art.22 o a cui sono stati soffocati i diritti ad una riserva dei posti? Infine, come possiamo accettare di essere valutati sulle performance (comunque inique e controproducenti) da chi ha orchestrato la procedura di valutazione e meriterebbe “zero” come valutazione e “zero” come incentivo per il conseguimento degli obiettivi?</p>
<p>Tutte interpretazioni di chi sta dimostrando la propria inadeguatezza nella guida amministrativa dell'ISPRA e che stavolta ha sbagliato in modo troppo evidente e clamoroso di fronte al CdA, di fronte agli organi di controllo, ma soprattutto, di fronte al personale tutto.</p>
<p>Tutto ciò, non ci distoglie poi dalla gravità della situazione finanziaria, in particolare proprio ora che è in arrivo la scadenza di Presidente e CdA. La previsione di bilancio 2026 è tremenda. Ci sono 17 milioni da recuperare e siamo in mano a chi non riesce a gestire neanche l’avvicendamento di un capo dipartimento.</p>
<p><strong>La nostra valutazione delle performance dell’accoppiata Siclari-Lazzarini è amaramente facile: un completo fallimento che esige IMMEDIATE DIMISSIONI! </strong>Sì, mancano pochi mesi alla scadenza naturale dei loro incarichi, ma viste le condizioni in cui è stato ridotto l’ISPRA, è meglio un cambio dei vertici nei tempi più stretti possibili.</p>
<p>USB parla chiaro, unico sindacato che rompe il muro del silenzio per riportare al centro dell’attenzione le rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori e il futuro del nostro Istituto.</p>
<p><strong>Il coordinamento USB PI ISPRA</strong></p>
<p>&nbsp;</p><div><p><a href="/index.html#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a><a href="https://www.isprambiente.gov.it/files2025/trasparenza/bandi-di-concorso-2025/decreto_39_pres_-_nomina_commissione_interpello_dipartimento_geo.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><u>decreto_39_pres_-_nomina_commissione_interpello_dipartimento_geo.pdf</u></a></p></div><div><p><a href="/index.html#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a><a href="https://www.isprambiente.gov.it/files2025/trasparenza/bandi-di-concorso-2025/interpello_direttore_dipartimento_geo_allegato_a__bando.pdf" target="_blank" rel="noreferrer"><u>interpello_direttore_dipartimento_geo_allegato_a__bando.pdf</u></a></p></div>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 23 Jul 2025 16:03:18 +0200</pubDate>
                        <title>La ricerca scende in campo contro la guerra: obiezione di coscienza per chi è coinvolto in progetti a finalità belliche e collaborazioni con stati responsabili di genocidio</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/la-ricerca-scende-in-campo-contro-la-guerra-obiezione-di-coscienza-per-chi-e-coinvolto-in-progetti-a-finalita-belliche-e-collaborazioni-con-stati-responsabili-di-genocidio-1605.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il mondo continua a scivolare sempre più verso il baratro della <strong>terza guerra mondiale</strong>, nel mondo del lavoro aumentano sempre più le voci di coloro che non vogliono in alcun modo essere complici, anche indirettamente, di azioni legate alla guerra.</p>
<p>Il mondo della <strong>Ricerca </strong>da oltre un anno fa sentire la propria <strong>voce a sostegno della causa del popolo palestinese</strong>, <strong>contro il genocidio che Israele sta perpetrando </strong>e <strong>contro l’utilizzo della Ricerca a fini bellici</strong>. Abbiamo rivendicato la nostra funzione di portatori di progresso e di pace, <strong>rigettando qualsiasi tipo di collaborazione con uno stato terrorista come Israele </strong>e rifiutandoci di mettere le nostre competenze e il nostro lavoro al servizio di tecnologia da utilizzare per costruire nuove armi e massacrare popolazioni.</p>
<p>Riteniamo che la voce e la volontà dei ricercatori, dei tecnici e del personale di supporto di farsi forza di pace, debba essere supportata concretamente. Per questo <strong>USB ha messo a punto con i propri legali una istanza di obiezione di coscienza che tuteli da eventuali rappresaglie tutti i lavoratori e le lavoratrici degli Enti di Ricerca e delle Università </strong>che hanno deciso o decideranno di non voler essere complici della guerra e del genocidio del popolo palestinese.</p>
<p>Oggi lanciamo la nostra <strong>campagna per l’obiezione di coscienza</strong>, in contemporanea con l’<strong>iniziativa a Brescia in difesa di un lavoratore messo sotto procedimento disciplinare </strong>per aver divulgato la notizia del passaggio di missili che era previsto per lo scorso 25 giugno e aver quindi dato modo a USB di proclamare lo <strong>sciopero per boicottare una vera e propria azione di guerra </strong>con il coinvolgimento dei lavoratori. Un ponte ideale tra lavoratori di settori completamente diversi, ma uniti dalla volontà di opporsi alla guerra.</p>
<p><strong>Da oggi l’obiezione di coscienza gira in tutti gli enti di ricerca e in tutti gli atenei</strong>, strumento a disposizione di tutti coloro che vorranno utilizzarlo a partire dai ricercatori del CNR, che si sono espressi pubblicamente di recente, e dei dipendenti INAF che sono in movimento in tal senso.</p>
<p>Per aderire all’istanza, occorre:</p><ul> 	<li><strong>scaricare l'istanza </strong><u><a href="https://nextcloud-s2i2s.isti.cnr.it/s/H97aspnQLiSDrGE" target="_blank" rel="noreferrer">nextcloud-s2i2s.isti.cnr.it/s/H97aspnQLiSDrGE</a></u></li> 	<li><strong>inserire i propri dati e firmare </strong>l'istanza</li> 	<li><strong>inviare l'istanza compilata e firmata al Presidente/Rettore della propria istituzione per email</strong>.</li> </ul><p>Una volta inviata l'istanza, potete compilare il form qui sotto per farci sapere che avete aderito e darci eventuali suggerimenti: <u><p><a href="https://forms.gle/5TDm5gNJ8bv7inJ77" target="_blank" rel="noreferrer">forms.gle/5TDm5gNJ8bv7inJ77</a></p></u></p>
<p>L'istanza è disponibile <strong>gratuitamente </strong>per tutto il personale della Ricerca (iscritti USB e non iscritti). Noi lavoratrici e lavoratori della Ricerca Pubblica non lavoriamo per la guerra!</p>
<p><strong>USB PI Ricerca CNR</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 29 May 2025 15:37:35 +0200</pubDate>
                        <title>Vogliono un’università più precaria e meno libera, USB dice no!</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/vogliono-ununiversita-piu-precaria-e-meno-libera-usb-dice-no-1539-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’approvazione dell’emendamento sulle nuove forme di precariato nelle Università completa il quadro di un vasto piano di ridefinizione della ricerca universitaria nel segno della precarietà con il primo effetto rappresentato da migliaia di licenziamenti degli attuali Ricercatori precari.</p>
<p>Le nuove forme di precarietà passate con l’emendamento si vanno ad aggiungere al contratto di Ricerca (ContRIC in seguito) che, solo all’università, viene interpretato sostanzialmente come un TD senza diritti, partorito dal tavolo dell’ARAN con l’approvazione di TUTTI i sindacati.</p>
<p>Un piano bipartisan che ha visto coinvolti, oltre a Governo e opposizione, i governi degli atenei e degli enti pubblici di ricerca, CRUI e CoPer, che arriva in risposta alle mobilitazioni che in queste settimane hanno animato le Università.</p>
<p>Seppure tecnicamente le 3 nuove forme di lavoro precario non aumentano il numero dei precari, impediscono di fatto a circa 30 mila RTDa e alla metà degli attuali assegnisti la partecipazione alle nuove forme contrattuali, predisponendo quindi il loro licenziamento, salvo dare il via libera alla loro stabilizzazione, ipotesi che non sembra essere nelle intenzioni del Governo. &nbsp;</p>
<p>Una complessiva ristrutturazione di cui faranno le spese anche quei settori tematici, non utili alle aziende e alla guerra, che <em>nell’Università Europea</em> rischiano l’eliminazione.</p>
<p>Il ContRic sostituisce, per decisione baronale, l’RTDa senza averne i diritti e avendo minor durata e la chiusura alla riforma Madia, questo per decisione dei firmatari all’ARAN. Negli enti di ricerca sarà, invece, un cococo.&nbsp;&nbsp; L’incarico post Doc è un cococo con limiti all’accesso per gli ‘anziani’, l’incarico di ricerca una borsa di studio a termine. TUTTI E 3 QUESTI CONTRATTI SONO ILLEGITTIMI PER LA NORMATIVA EUROPEA E USB LI DENUNCERA’ (non ci limiteremmo alle letterine come fanno altri, ma chiederemo la procedura di infrazione per l’Italia).</p>
<p>CHE FARE?</p>
<p>A fronte di fatti che purtroppo suffragano la nostra analisi, USB conferma la proposta, portata già in parlamento e al MEF il 12 maggio, di sostanziale costituzione di un settore di ricerca non docente all’università attraverso la stabilizzazione nei ruoli di TECNOLOGO a tempo indeterminato che, seppure peggiorato dagli accordi ARAN-sindacati rispetto a quello degli enti di ricerca, è la strada per arrivare al riconoscimento del diritto ad un lavoro stabile e garantito, nonché alla proroga degli attuali contratti precari nelle more della stabilizzazione.</p>
<p>Condizione necessaria per la realizzazione di questo percorso è lo stanziamento di risorse per un piano assunzioni straordinario e per il giusto riconoscimento delle professionalità e delle competenze del personale già di ruolo, con il passaggio di tutti i laureati magistrali a tecnologo (basta sotto-inquadramenti) e di tutti i tecnici-amministrativi con laurea breve o anzianità di servizio decennale alle elevate professionalità.&nbsp;</p>
<p>Un piano per difendere i diritti dei lavoratori, precari e non.</p>
<p>Un piano per difendere la ricerca dal suo utilizzo a fini bellici.&nbsp;</p>
<p>Venerdì 20 giugno sciopero generale e sabato 21 giugno manifestazione nazionale contro la precarietà, contro la guerra, per una Ricerca Pubblica libera e pacifista</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 15 May 2025 10:26:48 +0200</pubDate>
                        <title>USB PI Ricerca: in merito alle dichiarazioni del Ministro Lollobrigida contro l’ISPRA</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/usb-pi-ricerca-in-merito-alle-dichiarazioni-del-ministro-lollobrigida-contro-lispra-1027.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli attacchi dell’on. Musumeci, Ministro della Protezione Civile, anche il Ministro Lollobrigida si scaglia contro ISPRA rivolgendo all’Istituto l’ingiustificata accusa di “faziosità”. USB – sindacato maggiormente rappresentativo dell’Istituto – respinge con fermezza tale affermazione, ritenendola lesiva e infondata. Il Ministro, nel suo intervento, inoltre evoca polemicamente le “regole divine”, quelle stesse che in un passato ben più oscurantista sono state usate come strumento di repressione del padre del metodo scientifico, Galileo Galilei.</p>
<p>ISPRA svolge le proprie attività nel pieno rispetto del mandato istituzionale e delle normative nazionali e internazionali, secondo criteri scientifici rigorosi, con autonomia tecnico-scientifica e responsabilità etica. Ogni decisione è guidata da conoscenza, metodo e coerenza con le direttive ministeriali, a tutela dell’ambiente e dell’interesse pubblico. A ulteriore conferma dell’indipendenza dell’Istituto, va ricordato che ISPRA è frequentemente criticato da attori con interessi opposti – dal mondo venatorio a quello ambientalista – segno dell’equilibrio del suo operato.</p>
<p>Nell’attuale quadro politico nazionale, rileviamo con preoccupazione il reiterarsi di attacchi politici che minano la credibilità del nostro Istituto, che colpiscono il personale e ostacolano le necessarie sinergie tra istituzioni, per il bene comune. Tali pressioni, unite alla forte riduzione dei fondi ordinari imposta dai tagli delle ultime Leggi di Bilancio e a ventilate ipotesi di nuovi assetti organizzativi, anche di stampo commissariale, sembrano delineare un chiaro disegno volto a limitare funzioni pubbliche fondamentali in campo ambientale.</p>
<p>USB continuerà a difendere il valore del lavoro tecnico-scientifico e l’autonomia dell’Istituto, respingendo ogni tentativo di indebolirne il ruolo a vantaggio di interessi estranei al bene comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong><br /> &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 25 Mar 2025 11:31:53 +0100</pubDate>
                        <title>Stabilizzare i precari per liberare la ricerca universitaria: 27 marzo presidio a Piazza Vidoni e 4 aprile sciopero </title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/stabilizzare-i-precari-per-liberare-la-ricerca-universitaria-27-marzo-presidio-a-piazza-vidoni-e-4-aprile-sciopero-1134-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno, probabilmente, si indignerà di fronte alla nostra proposta di stabilizzare i precari universitari come tecnologhe e tecnologi. Già sentiamo il coro dei tromboni che la bollerà come offensiva, a difesa dello status quo fatto non solo di precarietà, ma soprattutto di abuso di potere da parte del baronato ancora imperante nei nostri atenei.</p>
<p>Altri sosteranno la vecchia teoria del ‘todos caballeros’, criticando le assunzioni di massa e indiscriminate, anche in questo caso a difesa del sistema baronale dei concorsi che, solo per dirne una, è a dir poco penalizzante per le donne: basta guardare i dati.</p>
<p>Ma siamo anche sicuri che dopo decenni di chiacchiere, di assemblee che ripercorrono gli stessi schemi, in cui soloni diversamente prezzolati dal sistema sostengono la centralità della didattica e della ricerca, non offrendo alcuna soluzione, sia necessario puntare al sodo. Lo abbiamo fatto negli enti di ricerca, intendiamo farlo nelle università, perché sottrarre i ricercatori al giogo della precarietà significa non solo dare diritti a chi oggi non ne ha, ma significa anche liberare la Ricerca e restituirle dignità.&nbsp;</p>
<p>Stabilizzare significa dare un contratto che può progredire economicamente e come tutele. Non si diventa ordinari, ma si rimane pagati dignitosamente nell’università, ci si libera del ricatto delle scadenze contrattuali.&nbsp;</p>
<p>E ci si può organizzare sindacalmente, insieme con tecnici ed amministrativi, ricomponendo quei soggetti lavorativi che pur essendo entrambi essenziali per le università raramente hanno dialogato. Salari, carriere, dignità e diritti. Cose concrete.</p>
<p>Si siamo certi che la nostra proposta non è un volo pindarico. È concretezza, quella che ti consente di arrivare a fine mese e ti fa continuare a fare quello che ti piace e per cui hai studiato, senza ricatti.</p>
<p>E per fare diventare la proposta concreta l’abbiamo già presentata in parlamento, come emendamento al DL Zangrillo. Un piano in due step: il primo è ottenere la continuazione contrattuale, il secondo sarà il piano straordinario di stabilizzazioni. Proposta che sosterremo in piazza già il 27 marzo ed il 4 aprile, con lo sciopero per l’intera giornata del personale tecnico amministrativo, bibliotecario, dei ricercatori e del personale docente.</p>
<p>Con USB, per una ricerca ed una università libere!</p>
<p>Presidio 27 marzo 2025, ore 11 piazza Vidoni Roma.</p>
<p><strong>USB Ricerca</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 21 Mar 2025 13:59:59 +0100</pubDate>
                        <title>Contratto di Ricerca (ContRic): un cococo nemmeno troppo mascherato, per svilire la ricerca pubblica</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/contratto-di-ricerca-contric-un-cococo-nemmeno-troppo-mascherato-per-svilire-la-ricerca-pubblica-1401.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB denuncerà alla commissione Europea l’accordo firmato all’Aran. L'Europa pretendeva l’eliminazione degli assegni di ricerca (AdR) e il Contratto di ricerca (ContRic) che doveva migliorare le condizioni contrattuali del personale precario, ha perso la sua originaria funzione diventando un malcelato escamotage per mandare a casa migliaia di precari della ricerca.</p>
<p>Le organizzazioni sindacali, con in testa la FLC Cgil, che appartiene ad una confederazione che non sta firmando contratti in sede Aran, hanno di fatto firmato un disastro normativo.</p>
<p>Come appare chiaro dall’accordo, I nuovi contrattisti non hanno diritti se non un definito importo salariale che non è chiaro se sia netto o lordo.</p>
<p>L'impossibilità di stabilizzare questo personale, inoltre, rende il ContRic addirittura peggiore degli AdR che grazie alla Legge Madia erano tutelati stabilendo il diritto di stabilizzazione.</p>
<p>Siamo di fronte da un evidente arretramento contrattuale in linea con il DL Bernini che porterà la ricerca pubblica ad un netto peggioramento.</p>
<p>Per stabilizzare il precariato diviene ora necessario difendere l’articolo 20 della Madia che Aran e CgilAniefCislUilGilda hanno cancellato.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 13 Mar 2025 16:42:07 +0100</pubDate>
                        <title>La ricerca non porta l’elmetto: contrastiamo l’effetto “Serra”. Università e Enti di Ricerca il 15 marzo nella piazza giusta</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/la-ricerca-non-porta-lelmetto-contrastiamo-leffetto-serra-universita-e-enti-di-ricerca-il-15-marzo-nella-piazza-giusta-1644-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Questo non è un appello, ma una piattaforma per una Ricerca Pubblica libera e indipendente in un Paese che ripudia la guerra.</p>
<p>Vedere 800 mld di euro regalati al profitto dell’impresa militare, prevedere che ci saranno 45 mila soldati in più e 50 mila precari in meno, cacciati dalla Ricerca, non può esaurirsi in un appello.</p>
<p>Nell’epoca del nuovo maccartismo in cui la ricerca è asservita a scopi militari, in cui vengono stilate liste nere di enti, istituzioni e Stati con i quali non si può più collaborare, in cui si predispone il licenziamento di due generazioni di giovani ricercatrici e ricercatori, è necessario lasciare la scrivania e scendere nelle piazze..</p>
<p>Per questo, contrastando l’effetto “Serra”, l’università e la ricerca saranno in piazza Barberini il 15 marzo, per dire forte il nostro NO alla guerra e al riarmo.</p>
<p>Per questo saremo con <em>Cambiare Rotta,</em> il 22 marzo, in convegno, per analizzare a fondo la trasformazione di Ricerca e Università in chiave militarista e organizzare la nostra opposizione.</p>
<p>Questa mattina abbiamo letto che la piazza dell’effetto Serra ha ricevuto anche l’adesione della professoressa Elena Cattaneo, nota ricercatrice che opera anche nell’ambito di una fondazione privata, strumento utile per produrre brevetti privati con fondi pubblici, e che il giorno prima aveva inneggiato alla riforma <em>Bernini</em>, cioè al ritorno al lavoro nero mascherato da borsa di studio. Quindi, se lei sta in piazza coi <em>blu</em>, il nostro posto, come sindacato che chiede salari , assunzioni e stabilizzazioni contro la mobilitazione militare, non può che essere a piazza Barberini, coi <em>rossi.</em></p>
<p>Lo ribadiamo, come ricercatori, tecnici, amministrativi di Università ed enti di Ricerca ci batteremo per:</p><ul> 	<li>la libertà di ricerca</li> 	<li>contrastare cambiamento climatico e le emergenze sanitarie,</li> 	<li>diminuire la domanda di energia</li> 	<li>incrementare la produzione di energia rinnovabile contro l’uso di quella prodotta dai combustibili fossili</li> 	<li>contrastare la proliferazione nucleare basata sulla fissione</li> 	<li>eliminare diseguaglianze e determinare una società inclusiva.</li> 	<li>carriere, alti salari e stabilizzazioni indispensabili per difendere la ricerca libera.</li> </ul><p>Chi va in piazza con Serra non vuole questo. Vuole sentirsi sicuro di poter bombardare con testate atomiche, anche a costo di perdere del tutto sanità e scuola pubblica e pensioni: Sicurezza militare invece di Stato Sociale!</p>
<p><strong>Sabato 15 marzo ore 15 Piazza Barberini, Roma</strong></p>
<p><strong>Sabato 22 marzo ore 10:00 “Quale Università? Quale ricerca? Quale società?” Università La Sapienza, San Pietro in Vincoli, Aula 33</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB Ricerca </strong></p>
<p><strong>USB Università</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 28 Feb 2025 12:24:52 +0100</pubDate>
                        <title>Ricerca: L’Unione Sindacale di Base si chiede quale sia il futuro di Indire se Valditara sceglie un amministrativista, il Prof. Francesco Manfredi, e non un esperto di scuola e ricerca educativa?</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/ricerca-lunione-sindacale-di-base-si-chiede-quale-sia-il-futuro-di-indire-se-valditara-sceglie-un-amministrativista-il-prof-francesco-manfredi-e-non-un-esperto-di-scuola-e-ricerca-educativa-1225.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Se alla guida dell’ente che dovrebbe occuparsi di “miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola, di documentazione e ricerca didattica” metti un esperto in amministrazione e management viene da pensare o che si voglia una direzione scientifica “debole” (a livello nazionale e internazionale) per un ente di ricerca di questa rilevanza, oppure che si intenda agire sull’amministrazione delle scuole e sulla loro gestione più che sul loro bisogno di attivare processi di miglioramento e innovazione didattica, di lotta alla dispersione scolastica per una scuola democratica e di qualità per tutte le bambine e i bambini. Indire ha questo come compito e deve crescere come Ente (autonomo) di Ricerca.</p>
<p>Secondo USB, la scelta di una professionalità così orientata per Indire non può che far pensare che Valditara vada avanti nella sua politica di controllo burocratico (e meritocratico) della scuola. Uno dei punti che maggiormente preoccupa è che il destino dell’ente venga orientato verso la valutazione delle scuole nella loro azione amministrativa, un’attività parallela ad Invalsi ma che va sul personale scolastico. Un’attività che mimerebbe il ruolo dell’Anvur e che sarebbe collegabile anche alle performance sugli insegnanti che il Ministro intende inserire nel nuovo contratto scuola. Se questo è il piano, la difesa della ricerca di Indire non può che essere una delle priorità maggiori per USB. Indire non “valuta” l’amministrazione nelle scuole. Ha altre funzioni. La nuova presidenza non può e non deve cambiare la missione di Indire.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 05 Feb 2025 11:22:23 +0100</pubDate>
                        <title>Comunicato su audizione ENEA del 30/01/2025 presso le Commissioni Parlamentari</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/comunicato-su-audizione-enea-del-30-01-2025-presso-le-commissioni-parlamentari-1123.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sconcerto, costernazione, rabbia: questi i sentimenti che stanno agitando le decine di colleghe e colleghi impegnati quotidianamente nella ricerca sulla fusione nucleare ed in particolare nel progetto e realizzazione di DTT, il nuovo tokamak nel centro ENEA di Frascati. Rabbia scatenata a seguito dell’audizione di ENEA da parte delle Commissioni parlamentari Ambiente ed Attività Produttive (<em>Indagine conoscitiva sull’energia nucleare</em>, 30/01/2025, vedi al link: <strong><u><p><a href="https://webtv.camera.it/evento/27175" target="_blank" rel="noreferrer">webtv.camera.it/evento/27175</a></p></u></strong>) durante la quale il rappresentante dell’ENEA, dopo una lunga prolusione sulle magnifiche sorti e progressive delle attività ENEA legate al nucleare da fissione, nelle poche parole spese sulla fusione ha tralasciato di citare proprio il progetto DTT sul quale ENEA si è esposta per centinaia di milioni di euro, e del quale detiene il 70% della quota societaria – e che sarà realizzato proprio nel centro ENEA dove il suddetto rappresentante ha i suoi uffici. Sappiamo per certo (e ci sono i documenti a provarlo) che non si è trattato di una momentanea amnesia: l’intervento è stato concordato con il Direttore Generale.</p>
<p>Ed è proprio a lui che chiediamo conto di quanto sta accadendo: le scelte strategiche in favore di un revanscismo nuclearista (ricordiamo fra l’altro l’occupazione di spazi e laboratori al Brasimone ad opera della Newcleo), in netta controtendenza con l’esito di ben due referendum, l’ultimo nel 2011, non sono accettabili e soprattutto non lo sono negando negli spazi istituzionali una realtà che sta prendendo forma nel centro ricerche Frascati, ad opera del lavoro incessante di buona parte della comunità fusionistica nazionale. È paradossale che il più grande progetto che ENEA abbia mai contribuito a realizzare sia nascosto, quasi rinnegato da ENEA stessa. Sembra un’ulteriore dimostrazione dell’ambiguità che caratterizza certe azioni della dirigenza ENEA.</p>
<p>È quindi necessario che il Direttore Generale chiarisca pubblicamente quali siano le intenzioni di ENEA nei confronti del progetto DTT, e che si impegni in tutti gli ambiti istituzionali affinché questo, e tutte le altre attività di ricerca in ENEA, riceva un finanziamento adeguato. USB contatterà i propri referenti istituzionali per sollevare la questione.</p>
<p>Infine, da quanto emerso nell’audizione risulta chiaro che le richieste di settori energivori (come quelli dei big data center, motori dell’intelligenza artificiale, in completo controllo dei competitors americani) stiano travalicando l’interesse della collettività nazionale. Proprio perché qui si tratta di profitto e non di ambiente, USB è sin da ora impegnata a costruire, anche e soprattutto sulla base di solide certezze scientifiche, l’opposizione alla svolta fissionistica. ENEA non è di proprietà del DG, o di openAI, o Zuckerberg. ENEA appartiene alla collettività!</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 09 Dec 2024 11:02:34 +0100</pubDate>
                        <title>Ricerca: tante ragioni, un solo sciopero. Appuntamento al 13 dicembre</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/ricerca-tante-ragioni-un-solo-sciopero-appuntamento-al-13-dicembre-1105-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Forse è passato inosservato il fatto che questa legge di bilancio ha contenuti nuovi, correlati ad una commissione europea votata trasversalmente da socialisti e meloniani.</p>
<p>In particolare: <strong>siamo passati</strong> dalla gestione del dopo covid <strong>a una vera e propria economia di guerra,</strong> accompagnata da una sorta di 'proliferazione nucleare', con la rinascita del nucleare da fissione, a totale carico dei contribuenti e assoluto profitto di pochi.</p>
<p>Ma, soprattutto, si promuove un’economia di guerra che va a sostituire o annullare il bene pubblico, che passa per i tagli alla ricerca, per la privatizzazione dei finanziamenti della scuola e della sanità e, non ultimo, per il nuovo tentativo di scippo del TFR dei lavoratori.</p>
<p><strong>Lo sciopero del 13 dicembre, quindi, è uno sciopero assolutamente proiettato nel futuro.</strong></p>
<p>Uno sciopero che vuole rivendicare e ottenere un altro tipo di società, solidale e collettiva, basata su stato sociale e beni comuni, salari dignitosi e diritti certi.</p>
<p>Uno sciopero che vuole rinviare al mittente l'avvilente tentativo di convincere i lavoratori pubblici che 150 euro lordi, invece che 500, siano una manna in tempi di guerra e di ristrettezze.</p>
<p><strong>Uno sciopero che vuole denunciare il “contratto di ricerca’’</strong>, praticamente un ossimoro che non ha nulla contrattuale, che dovrebbe sostituire gli assegni di ricerca e accompagna alla porta migliaia di precari storici.&nbsp; Ma che attacca anche il DDL Bernini, un <em>poutpurri</em> di norme baronali che farà sì che la ricerca, perda due generazioni di personale competente e preparato, pretendendo di sostituirli con precari pagati con ben poco attraenti borse di studio finendo per favorirne la migrazione verso l’estero.</p>
<p>Alla collettività serve invece ritornare alla ricerca di base come centro dell’attività di chi opera nel settore, liberandoci dal “dual use” e dall’ormai evidente “militarizzazione” della conoscenza, dietro esplicita volontà della Commissione Europea nella sua nuova forma.</p>
<p><strong>L’unicità dello sciopero del 13 dicembre diviene evidente anche nella difesa del diritto all’autodeterminazione della Palestina, del Donbass e della Crimea</strong>.</p>
<p>Per questo ci teniamo a sottolineare che allo sciopero ha aderito anche la Rete RUP, Ricerca e Università per la Palestina. Per fermare un genocidio e ridare, tutti insieme, un futuro a un popolo che il mondo occidentale ha voluto dimenticare.</p>
<p>Il nostro forte appello è di partecipare in massa alle manifestazioni USB del 13 dicembre: a Roma ore 9:30 da Piazzale Tiburtino, a Milano ore 10:00 porta Venezia.</p>
<p><strong>A Roma, la Ricerca e l’Università si concentrerà a Piazzale Aldo Moro alle 9, anche per protestare contro il licenziamento di 3000 ricercatrici e ricercatori deciso dalla Presidente Carrozza.</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 03 Dec 2024 16:53:48 +0100</pubDate>
                        <title>Precari CNR: basta omertà! Si va verso 3000 licenziamenti e poche assunzioni</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/precari-cnr-basta-omerta-si-va-verso-3000-licenziamenti-e-poche-assunzioni-1707.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono fatti, precisi e circostanziati. Vediamoli per punti.</p>
<p>a.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Al CNR il problema urgente è la scadenza per legge degli ADR e dei TD PNRR e il precariato senza fine di tanti altri. In altri enti sotto la spinta di USB, prima col 12bis poi con la rinnovata Madia fatta approvare dall’Unione Sindacale di Base, i colleghi precari (ad esempio in INAF) sono stati già posti in stabilizzazione e vengono rinnovati. Il CNR invece, con il sostegno di CGIL CISL e UIL, parla di concorsi.</p>
<p>b.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel frattempo, invece di affrontare concretamente la crescente diffusione del precariato, attraverso i bandi PNRR si è contribuito ad alimentare ulteriormente l'espansione di questa forma di lavoro altamente redditizia per l'Ente, ma impoverente per chi il precariato senza prospettive lo subisce.</p>
<p>c.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 18 settembre il flash mob di USB ha chiesto con chiarezza l’apertura delle procedure di stabilizzazione e la proroga per tutti i contratti fino al 31 dicembre 2026.</p>
<p>d.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il DDL Bernini. Ora non è il problema, ma lo sarà, e grande, per i precari di domani. <u>Il CNR non solo è rimasto inerte e silente, ma ha attivamente partecipato alla preparazione del DDL </u>Bernini (<strong>si veda audizione al senato, intervento Sen. Verducci e quello del CNR</strong> <a href="https://urldefense.com/v3/__https:/webtv.senato.it/webtv/commissioni/valorizzazione-e-promozione-della-ricerca__;!!OmMtAkQYH20LOJIZAzSBroM!9ip1XwKpg9HTfEsgSAtRkjPPaQFV_grytiXoP9Z-31teN1yv5L7esVhcfblAp1J1KMOuQNmBMD-1beY5W6df9JYqAFWZCVuc0_w$" target="_blank" rel="noreferrer">link</a>). Ad esempio, il DDL va sostituendo l’ADR con un contratto ‘non contratto’: il <em>contratto di ricerca</em>, che omertà e mal informazione spacciano per positivo ma che in realtà non lo è (vedi allegato 1).</p>
<p>e.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La stessa ARAN riconosce che esiste una norma di stabilizzazione, ma la nega per il nuovo Contratto di Ricerca, complice il silenzio degli altri sindacati. Anzi, la FLC, invece di blindare i contratti con il comma 8 della Madia, aiuta gli enti a ‘cancellare’ la stabilizzazione (si vedano gli emendamenti presentati alla legge di bilancio inviati, e per fortuna nemmeno presentati dalle forze politiche).</p>
<p>In conclusione, non è solo il governo a non volerci mettere i soldi, per porre rimedio al precariato esploso in modo incontrollato negli ultimi 4 anni. Il CNR ha fatto la sua parte: non ha voluto stabilizzare, non ha chiesto nulla per poterlo fare: i vertici lo hanno detto negli ultimi anni ripetutamente, che la stabilizzazione non è la via. La via sarebbe quella dei meritocratici concorsi. Che però non si vedono e non si programmano. Riparte invece la pratica meritocraticissima delle chiamate dirette. L’intervento della Carrozza nell’assemblea del 28 Novembre in centrale a ROMA è in perfetta continuità con quanto dichiarato in audizione dai rappresentanti CNR: pochi concorsi e il resto dei precari a casa con una pacca sulla spalla.&nbsp; Il disegno generale è il ricambio del precariato: &quot;via i vecchi e avanti i nuovi!&quot;, come si evince con chiarezza nel documento prodotto dall'ufficio legislativo che accompagna il DDL Bernini. Leggerlo chiarisce anche che tutti gli attori in campo sono perfettamente consapevoli di quello che sta accadendo. (vedi allegato 2)</p>
<p>Il quadro era già chiaro ma ora ci sono le prove documentali. E allora dobbiamo cominciare ad alzare il livello di scontro anche DENTRO il CNR. Chi ha negato diritti ai sotto-inquadrati, chi ha negato carriere a migliaia di amministrativi, tecnici, tecnologi e ricercatori, coerentemente adesso accompagna all’uscita il personale più debole.</p>
<p>Quanti crederanno alla favola di &quot;efficacia ed eccellenza&quot; quando sotto questa presidenza e questa direzione generale abbiamo visto solo aumentare i carichi di lavoro per tutti? Abbiamo visto anche incrementare il precariato senza migliorare l’organizzazione e le modalità di lavoro al CNR? Crediamo pochi, veramente pochi.</p>
<p>Cosa chiediamo?</p>
<p>· proroga dei contratti AdR e TD in scadenza</p>
<p>· urgente ricognizione del numero dei lavoratori Precari in possesso dei requisiti Madia (DL 75/2017)</p>
<p>· avvio della stabilizzazione di Comma 1 e Comma 2 secondo il DL 75/2017, valorizzando l'esperienza lavorativa interna al CNR</p>
<p>Quello che serve è evidenziare il danno per la stabilità economica dell'Ente, come loro minano la nostra, cacciandoci o impedendoci la carriera. E per farlo occorre puntare sul danno erariale e la minaccia di migliaia di ricorsi per la reiterazione di TD e assegni (per un totale di circa 1,5 miliardi di euro): è un argomento che ha già funzionato per le precedenti stabilizzazioni.</p>
<p>I diritti si proteggono su piattaforme precise. Le iniziative cambiano e si adeguano al momento, le piattaforme restano e, almeno per USB, stipulano l’accordo di lotta. Per questo invitiamo tutti i precari ad aderire ai semplici punti che costituiscono la nostra piattaforma contattandoci per organizzare le azioni di lotta.</p>
<p>Il piatto di lenticchie che la Carrozza promette (ormai da troppi anni) salverà al massimo il 10% dei precari: non è un risultato dignitoso, nemmeno per i gruppi di ricerca che si vedranno a breve assai ridimensionati.</p>
<p>Iniziamo dalla prossima settimana a raccogliere le istanze di stabilizzazione per pretendere continuità contrattuale e stabilizzazioni PER TUTTI NEL PROSSIMO TRIENNIO.</p>
<p>Il 12 dicembre accoglieremo la Carrozza a Pisa portando queste istanze.</p>
<p>Il 13 dicembre aspetteremo il corteo dello sciopero generale per rendere la lotta dei precari un pezzo di tutte le lotte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB PI - Ricerca</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 14 Nov 2024 15:10:26 +0100</pubDate>
                        <title>15 novembre USB in piazza con gli studenti per reclamare una ricerca indipendente e libera dal precariato: verso lo sciopero generale del 13 dicembre</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/15-novembre-usb-in-piazza-con-gli-studenti-per-reclamare-una-ricerca-indipendente-e-libera-dal-precariato-verso-lo-sciopero-generale-del-13-dicembre-1515.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB PI Ricerca aderisce all’appello di Cambiare Rotta. Tra salari erosi dall'inflazione e precarizzazione selvaggia, l’Italia nel degradato modello europeista, si distingue per un marcato antiscientismo e censura maccartista. Con il blocco delle assunzioni e tagli indiscriminati su atenei e EPR, mentre il governo insedia l’economia di guerra, stanno per dare il colpo di grazia a quello che dovrebbe essere il settore avanzato del Paese.</p>
<p>Come lavoratrici e lavoratori che combattono ogni giorno per mantenere in vita la ricerca, riteniamo assolutamente naturale aderire all’appello dei giovani di Cambiare Rotta e di connettere le nostre lotte con quelle degli studenti (i possibili precari della ricerca di domani) per un modello sociale diverso da quello che oggi ci viene imposto da una Unione Europea con l’elmetto.</p>
<p>Quello verso cui ci sta portando il governo Meloni, è un sistema di Ricerca Pubblica sempre più piegato all’interesse delle aziende e allo sviluppo di tecnologia dual use finalizzata a creare strumenti di morte sempre più efficaci.</p>
<p>Noi non ci stiamo! Quello che vogliamo è un modello sociale solidaristico e ripartire dal Sapere messo al servizio della popolazione è condizione fondamentale per contrapporsi ad un modello che persegue esclusivamente la difesa del profitto, anche con la guerra.</p>
<p>Per questi motivi domani saremo in piazza con gli studenti, in un percorso di costruzione dell’opposizione sociale al Governo Meloni e alla UE che vedrà un momento fondamentale nello sciopero generale proclamato da USB per il 13 dicembre.</p>
<p><strong>USB Ricerca</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 08 Oct 2024 14:17:11 +0200</pubDate>
                        <title>Basta scuse: USB abbandona il tavolo per il rinnovo del CCNL funzioni centrali, 31 ottobre sciopero generale del pubblico impiego</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/basta-scuse-usb-abbandona-il-tavolo-per-il-rinnovo-del-ccnl-funzioni-centrali-32-ottobre-sciopero-generale-del-pubblico-impiego-2422-2-2-20-7.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nella seduta di oggi per il rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali USB ha deciso di lasciare il tavolo di trattativa a causa dell’inadeguatezza delle risorse stanziate, che determinano una perdita del potere d’acquisto di oltre il 10%.</p>
<p>Nella congiuntura economica attuale il nodo degli aumenti è ineludibile e, seppure riteniamo che la contrattazione della parte normativa abbia un peso rilevante perché tratta dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, il primo diritto di tutti è quello ad un salario dignitoso che riconosca la funzione fondamentale svolta al servizio della popolazione. In un contratto a perdere come quello che si sta prefigurando, tale diritto viene negato. Per questo abbiamo ritenuto che, ad oggi, non ci fossero più le condizioni per continuare a trattare.</p>
<p>Questa perdita del potere d’acquisto dei salari che riguarda tutto il Pubblico Impiego, dalla Sanità alla Ricerca passando per la Scuola, l’Università fino alle Funzioni Locali, va a sommarsi a quella già realizzata con il blocco contrattuale del 2009. E disegna una prospettiva di impoverimento immediato per chi già nella PA lavora e un’ulteriore perdita di attrattività per le nuove generazioni che non avrebbero davvero motivi per scegliere un lavoro privo di gratificazioni di qualsiasi tipo, malpagato e che costringe spesso e volentieri a dover cambiare la propria residenza.</p>
<p>Se poi a tutto ciò si va ad aggiungere che nel piano di bilancio di medio termine i tagli alla Pubblica Amministrazione sono ancora una volta la soluzione individuata dal Governo per attuare il piano di rientro così come ci ha ordinato l’Europa, il futuro vede un ulteriore ridimensionamento del settore pubblico con il colpo di grazia sui servizi offerti ai cittadini.</p>
<p>Non è vero che non ci sono le risorse, si tratta di scelte. Non tassare gli extraprofitti e le grandi concentrazioni di capitale è una scelta, così come lo è aumentare le spese militari.</p>
<p>Rivendichiamo, a partire dal riconoscimento salariale, il ruolo e la funzione dei lavoratori e delle lavoratrici&nbsp;&nbsp; al servizio del Paese.&nbsp; Continueremo ad avere protagonismo contrattuale fuori dal tavolo, direttamente con il Governo, affinché a lavoratrici e lavoratori venga dato ciò che è dovuto! Quello che vogliamo è una contrattazione piena, che abbia nelle sue disponibilità anche le risorse economiche.</p>
<p>Il silenzio da parte del Governo rispetto alle reiterate richieste di USB in merito alla necessità di aumentare le risorse è già di per sé una risposta, la nostra sarà nelle piazze in particolare il 31 ottobre con lo sciopero generale della categoria di Pubblico Impiego con manifestazione a Roma.</p>
<p><strong>USB Pubblico Impiego</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 25 Sep 2024 17:32:03 +0200</pubDate>
                        <title>Giornata nazionale della carriera negli EPR: presidio di USB Ricerca all’ISPRA</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/giornata-nazionale-della-carriera-negli-epr-presidio-di-usb-ricerca-allispra-1733.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con la &quot;<strong>Giornata nazionale della carriera negli EPR</strong>”, USB Ricerca ha organizzato un’iniziativa sindacale in tutti gli EPR, con l’intento di rivendicare con maggior forza una piattaforma di richieste eque ed esigibili sul tema delle valorizzazioni.&nbsp;</p>
<p>In particolare all’ISPRA si è tenuto un&nbsp;presidio, nel parco adiacente all’accesso di via Brancati 48<strong>.</strong></p>
<p>Vogliamo mandare un messaggio chiaro a questa amministrazione, che non ha più paraventi dietro cui nascondersi: servono subito, i fondi comma 308, per lo scorrimento delle recenti graduatorie delle selezioni per i passaggi di livello ex art. 15 e di quelle che, entro la fine dell’anno, verranno pubblicate per il bando ex. art 54, un piano pluriennale per il superamento del sotto inquadramento!</p>
<p>È stato un momento per discutere delle nostre iniziative sulle stabilizzazioni. Su questo punto, da sempre al centro delle nostre politiche sindacali, organizzeremo nel mese&nbsp;di ottobre&nbsp;specifiche azioni per ottenere un piano straordinario di stabilizzazioni in tutti gli EPR.&nbsp;</p>
<p><strong>Coordinamento USB PI ISPRA</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 20 Sep 2024 12:26:14 +0200</pubDate>
                        <title>Ricerca, lotta al precariato: USB anticipa l’infrazione europea e ISPRA paga i danni</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/ricerca-lotta-al-precariato-usb-anticipa-linfrazione-europea-e-ispra-paga-i-danni-1230.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 settembre il Governo è stato costretto ad approvare un decreto legge (il cosiddetto &quot;salva infrazioni&quot;) per fermare le multe comminate al nostro paese per l’elusione di norme comunitarie (per esempio, la questione balneari). L’articolo 12 di questo provvedimento è direttamente correlato alle denunce effettuate alla Commissione Europea dalla USB PI Ricerca, sulla reiterazione dei contratti precari negli EPR. Partite nel 2013, hanno visto il riconoscimento della vergognosa e vessatoria condizione dei lavoratori precari nella ricerca in Italia nella procedura di infrazione 2014/4231.</p>
<p>Grazie alle manifestazioni in piazza, l’azione in Europa e l’azione legale, abbiamo imposto al Governo Renzi di includere le stabilizzazioni nella riforma Madia (per prime quelle in ISS e ISTAT, precedute da due pesantissime occupazioni e circa 200 ricorsi condotti dallo studio Naso di Roma), ed è indubbio che la procedura di infrazione abbia giocato un ruolo determinante per un governo ‘europeista’.</p>
<p>Ora ci troviamo alla vigilia di migliaia di licenziamenti nella ricerca e nell’università: PNRR in scadenza, assegni di ricerca cancellati per una nuova forma di lavoro nero, chiamato contratto di ricerca. E a maggior ragione nel prepararci al ‘soccorso’ contro i licenziamenti dobbiamo perseguire con attenzione la blindatura della nuova norma sulle stabilizzazioni che USB ha ottenuto da questo governo (il comma 2bis) e una piattaforma di lotta multiforme, affiancata da azioni legali ed istituzionali.</p>
<p>Per questo la recente sentenza n. 2857/2024 della Corte di appello, ultima di varie vertenze condotta dallo Studio Legale Naso di Roma, che assicura il danno ai precari ormai assunti a tempo indeterminato è pienamente in linea ed anticipa quello che il decreto introdurrà, cancellando il Jobs Act. La sentenza è la seconda positiva di tre ricorsi identici già vinti in cassazione, col quarto in dirittura d'arrivo in quel grado di giudizio, conferma la condanna dell’Ente al pagamento del danno anche dopo l’assunzione degli ex precari. In sostanza, i giudici hanno riconosciuto il diritto al danno oltre che all’assunzione. In prospettiva, ISPRA accumulerà circa mezzo milione di euro di danni, tra risarcimenti e spese di giudizio. Soldi che potevano essere risparmiati assumendo prima il personale, a tutto vantaggio delle finanze dell’ente. Se ora consideriamo gli effetti di eventuali analoghi ricorsi solo in INFN, CNR e INAF, che sono gli enti che dopo la stabilizzazione del 2017 hanno di nuovo precarizzato pesantemente, possiamo stimare un possibile costo totale di soccombenza di circa 150 milioni (non scherziamo, CENTOCINQUANTA MILIONI!), specie considerando che nella maggioranza dei casi, le continue reiterazioni anche con contratti diversi condurrebbero alla quantificazione del risarcimento in 24 mensilità.&nbsp;</p>
<p><strong>Come USB PI Ricerca, stiamo programmando le giornate di lotta, a fianco delle quali ci prepariamo ad affrontare, sia in Parlamento (dove approderà il decreto) sia nei tribunali, gli ulteriori passaggi di questa guerra al precariato. </strong>Per rilanciare la ricerca, per dare diritti e dignità. Per assumere tutti i precari!</p>
<p><strong>USB PI Ricerca</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 19 Sep 2024 11:38:02 +0200</pubDate>
                        <title>Non ci sono più scuse: fuori i dati, si proceda agli scorrimenti delle graduatorie. Assemblea USB Ricerca ENEA, 25 settembre 2024</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/non-ci-sono-piu-scuse-fuori-i-dati-si-proceda-agli-scorrimenti-delle-graduatorie-assemblea-usb-ricerca-enea-25-settembre-2024-1139.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Come ampiamente previsto (vedi i nostri comunicati del 7 e del 9 novembre 2023), il ricorso ANPRI sulle selezioni riservate ex art. 15 è stato respinto dal TAR per difetto di giurisdizione – e, come si evince dalla sentenza, per il ritiro di diversi ricorrenti risultati poi vincitori.</p>
<p>Ora che anche l’ultimo alibi è caduto, ENEA non ha più alcun appiglio per dilazionare un’operazione che avrebbe dovuto fare da tempo. Utilizzare i fondi assegnati dal comma 308 della legge di bilancio e dai fondi MASE per lo scorrimento delle graduatorie vigenti – fondi che, lo ricordiamo, sono stati assegnati ad ENEA ed ISPRA solo grazie all’azione di USB.</p>
<p>Questa è la nostra proposta:</p><ul> 	<li>Destinare tutta la quota assegnata ad ENEA dal comma 308 della legge di bilancio (€<strong>4.051.925) </strong>agli scorrimenti delle graduatorie IIIII. Questo corrisponde a circa 338 passaggi III II calcolando una media di 12000 euro a passaggio, quota applicata nella quasi totalità degli EPR.</li> 	<li>Utilizzare la quota MASE per lo scorrimento delle graduatorie (<strong>circa 270 k€</strong>) – corrispondente a circa 23 passaggi III  II.</li> 	<li>Utilizzare la quota MASE per lo scorrimento delle graduatorie delle progressioni ex artt. 53 e 54 (<strong>circa 270 k€</strong>).</li> 	<li>Integrare questi fondi con il fondo assunzionale, i risparmi 2023-2024 e le risorse scaturite dai pensionamenti, in modo da poter scorrere completamente <u>tutte</u> le graduatorie, incluse quelle relative ai passaggi III.</li> </ul><p>Lo scorrimento totale delle graduatorie è possibile (ed è già avvenuto in ISTAT e CNR), e permetterebbe ad ENEA di uscire dal conflitto sociale e dalle pastoie legali nelle quali si sta incartando.</p>
<p>È ora che ENEA cambi rotta, e smetta di assumere decisioni che provocano scontri e conflitti all’interno del personale (alimentati talvolta da improvvide comunicazioni da parte di qualche alto dirigente); e che dia finalmente il giusto riconoscimento alle nostre carriere come lavoratrici e lavoratori del secondo ente di ricerca del Paese.</p>
<p>Discuteremo i dettagli della nostra proposta in assemblea online il 25 settembre alle ore 14:30.</p>
<p>Il link per la partecipazione sarà inviato con una comunicazione successiva.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 10 Sep 2024 14:28:04 +0200</pubDate>
                        <title>Ricerca, USB: ENEA fra gli “Italy best employers”? Provatelo con i fatti!</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/ricerca-usb-enea-fra-gli-italy-best-employers-provatelo-con-i-fatti-1437.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>È notizia di ieri che ENEA sia stata collocata fra gli “<em>Italy best employers</em>”, come riportato nell’Intranet ENEA. Si potrebbe fare facile ironia sia sulla notizia in sé, sia soprattutto sulle modalità della consultazione che ha portato a cotanto risultato - e sicuramente fra noi ci sarà qualche statistico/a in grado di valutare la validità scientifica del test, e della composizione del campione, apparentemente costituito da lettori del Corriere della Sera e qualche dipendente delle realtà sotto scrutinio. Certo, ci piacerebbe conoscere quest* collegh* che sembrano vivere in un mondo parallelo, forse nell’empireo degli eletti. Con buona pace di costoro, e dei lettori del Corrierone, la realtà quotidiana della maggioranza dei dipendenti ENEA è ben diversa.</p>
<p>È fatta di persone che devono scontrarsi quotidianamente con inefficienze strutturali e gestionali per portare avanti il proprio lavoro.</p>
<p>È fatta da una gerarchia spesso sorda ad ogni tentativo di rendere l’ambiente di lavoro più consono all’attività di ricerca, ostacolata da una burocrazia paralizzante.</p>
<p>È fatta da scelte sconsiderate che hanno portato conseguenze disastrose in termini di benessere lavorativo, costringendo dipendenti ad abbandonare le proprie attività per passare il tempo in riunioni spasmodiche con studi legali sia per sostenere il diritto al giusto riconoscimento della propria carriera, dimostrato da anni di attività progettuali, sia per tutelarsi dall’esito dei ricorsi di altri dipendenti.</p>
<p>Siete fra i <em>best</em><em> </em><em>employers</em>? Dimostratelo con i fatti.</p>
<p>Procedete alla ristrutturazione di edifici e laboratori. I fondi sono stati stanziati da tempo, ma ancora non si è visto un cantiere aperto.</p>
<p>Sostenete il lavoro dei vostri dipendenti, senza dare ogni volta l’impressione che le nostre attività vi diano un apparente fastidio.</p>
<p>Riattivate i servizi quali mensa e trasporti, in modo da massimizzarne l’uso da parte dei dipendenti.</p>
<p><strong>Attivatevi</strong><strong> </strong><strong>per</strong><strong> </strong><strong>il</strong><strong> </strong><strong>giusto</strong><strong> </strong><strong>riconoscimento</strong><strong> </strong><strong>delle</strong><strong> </strong><strong>nostre</strong><strong> </strong><strong>carriere.</strong><strong> </strong><strong>Scorrete</strong><strong> </strong><strong>le graduatorie vigenti, i fondi ci sono e ve lo dimostreremo cifre alla mano.</strong></p>
<p><strong>Servono</strong><strong> </strong><strong>fatti,</strong><strong> </strong><strong>non</strong><strong> </strong><strong>vuote</strong><strong> </strong><strong>parole.</strong></p>
<p>10 settembre 2024</p>
<p><strong>USB P.I. RICERCA</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 07 Aug 2024 19:16:36 +0200</pubDate>
                        <title>Nuovo DDL Bernini-Meloni precarizzante per i giovani ricercatori: la Bernini li spinge alla fuga e USB risponde con la mobilitazione</title>
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		                        		https://ricerca.usb.it/leggi-notizia/nuovo-ddl-bernini-meloni-precarizzante-per-i-giovani-ricercatori-la-bernini-li-spinge-alla-fuga-e-usb-risponde-con-la-mobilitazione-1918.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con annunci roboanti il Ministro dell'Università&nbsp; Bernini rende pubblico il ritorno al lavoro nero senza versamenti di tasse e contributi. Salari a inferiori a 4 euro l'ora per il precariato dell'Università che riguarderanno, conoscendo i vertici di INFN e CNR, anche i precari degli enti pubblici di ricerca.</p>
<p>Usb Pi Ricerca si opporra’ in ogni sede alla ministra Bernini e ai desiderata dei tanti baroni universitari che remano verso la completa deregulation dei diritti dei giovani ricercatori e ha, quindi, immediatamente convocato il suo Esecutivo per il 28 agosto dove deciderà iniziative di lotta contro questo atto di precarizzazione estrema di un sistema già arretrato e basato sullo sfruttamento.</p>
<p>La nuova iniziativa del governo Meloni ai danni dei lavoratori della ricerca merita subito una risposta dura e concreta, soprattutto perché, i due recenti incontri tra il ministro Bernini e Flc Cgil e Fir Cisl, che possiamo definire completamente inconcludenti, dimostrano che i tavoli sono inutili se prima non si mettono in atto iniziative di lotta.</p>
<p>Usb Pi Ricerca è stato il sindacato che ha ottenuto le stabilizzazioni in questo settore agli inizi del 2017, con le occupazioni di ISS, ISPRA ed ISTAT. È evidente, quindi, che si deve ripartire dalla lotta per contrastare il nuovo far west contrattuale che questo governo sta creando per le nuove generazioni di ricercatori, costringendoli alla fuga forzata e rischiando di portare il nostro paese ad un nuovo arretramento culturale.</p>
<p><strong>Usb Pi Ricerca</strong></p>]]></content:encoded>
			
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