ENEA: ACCORDO (DIS)INTEGRATIVO

Roma -

Lunedì 11 luglio si è chiusa la lunga trattativa sull’integrativo con la firma di tutte le OOSS tranne USB, come del resto preannunciato con le mozioni delle assemblee dei lavoratori di Frascati e Casaccia.

Il trionfalistico comunicato del Presidente insieme alla mesta dichiarazione a verbale che i firmatari hanno aggiunto al testo dell’accordo forniscono una chiave di lettura chiara di tutta la vicenda.

Se infatti l’Amministrazione vanta il raggiungimento dell’ “imprescindibile obiettivo dell’Agenzia di valorizzare tutti gli strumenti contrattuali che consentano un significativo riconoscimento del merito”  creando “uno stretto legame tra i risultati ottenuti, sia a livello di strutture sia di singoli dipendenti, ed i riconoscimenti economici” con particolare attenzione al procacciamento di risorse economiche provenienti dall’esterno (sempre piu’ importanti in periodi di continue riduzioni di contributi statali), i firmatari elencano gli aspetti negativi dell’accordo – dalla sottrazione di risorse dai residui del quadriennio 2012-2015 destinati alla produttività (i c.d. “premi”) all’impossibilità di aumentare indennità fisse e ricorrenti (IOS per i R&T, IEM per i livelli IV-VIII) destinate a tutto il personale oltre che ulteriori indennità a particolari tipologie di personale – ma lo firmano perché è “l’esigenza manifestata dalla maggioranza del personale di chiudere una vicenda in sospeso da troppo tempo”.

Ma di chi è la responsabilità di questa “sospensione”?

Quando lo scorso ottobre si interruppero le trattative, il testo dell’accordo (almeno per la 1ª parte) era sicuramente migliore di questo.

I soldi dei residui del quadriennio c’erano ancora tutti (4.400.000 per i R&T e 1.800.000 per i livelli IV-VIII), la produttività (i premi) sarebbe stata erogata con la forbice minima 90-10, non esisteva la “meritocrazia” con i 600.000 e 500.000 sottratti ai residui per darli dal 2016 in poi applicando “il sistema di valutazione in vigore”.

C’era però la 2ª parte, quella relativa alle indennità, che era abbastanza problematica non essendo queste chiaramente definite nel numero e nelle caratteristiche.

USB cercò in più occasioni di riaprire la trattativa proponendo di dividere l’accordo in due parti: la prima riguardante la distribuzione dei residui in produttività con la forbice minima 90-10, le indennità assegnate ai responsabili di struttura e di progetti (quindi con ruoli e incarichi definiti) attraverso le apposite norme contrattuali e gli aumenti (anche se modesti) sull’accessorio per tutti; la seconda, relativa alla pletora di indennità abbastanza indefinite, da stralciare per un accordo in un secondo tempo al termine del processo di riorganizzazione. Registrammo un’apertura da parte dell’Amministrazione in tal senso.

Leggi tutto nel comunicato allegato!

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