Incontro al MIUR sulla delega della Ricerca: i nodi sono sul tavolo e pretendiamo che vengano sciolti

Roma -

Con grave ritardo rispetto all’iter con cui viene condotto il decreto delegato, ieri, 6 settembre, le OOSS sono state convocate al MIUR. Per la prima volta erano presenti anche gli altri Ministeri vigilanti. E la parte pubblica ha ammesso che la riforma è di fatto abortita.

USB PI ha chiarito che il decreto è nel suo insieme peggiorativo, visto che il mantra del “costo zero” è divenuto ossessione al risparmio e che la norma che abolisce la pianta organica, così come interpretata oggi dal MEF e applicata sui bilanci degli Enti saccheggiati dai Governi, è squilibrata verso i pochissimi Enti con importanti spese infrastrutturali e provoca licenziamenti ed esuberi negli altri. USB ha continuato ad affermare che la ricerca ha bisogno di 3 interventi prioritari:

Riportare i finanziamenti a quelli del 2007

Solo reintegrando i fondi tagliati dal MEF si risponde alla crisi della ricerca, senza chiacchiere e propaganda ma con fatti concreti; solo così gli enti potranno assumere, riavviare le carriere bloccate da anni per legge o per mancanza di risorse e far ripartire le attività;

Stabilizzare i 10 mila precari della ricerca

Nella relazione di accompagnamento al provvedimento nell’iter parlamentare si fa esplicito riferimento alle procedure di infrazione che l’USB PI ha avviato nel 2014. Peccato che secondo il governo il decreto non sia lo strumento adatto. Lo è invece secondo noi! Vanno estesi i diritti oggi previsti dalla legge 125, insieme ad un massiccio investimento che permetta la loro assunzione.

Ripristinare il comparto ricerca

La riunione di ieri è stata la dimostrazione lampante che il comparto esiste e non ha niente a che spartire con quello della scuola! Per questo la sua ricostituzione è una delle priorità che ci dobbiamo dare in questo autunno di lotta.

Ma non dobbiamo dimenticare che il provvedimento è infarcito di inutile pseudomeritocrazia, di regali all’impresa, di lavoro nero e di ‘movimento’ di finanziamenti e progetti, di chiamate dirette che ‘odorano’ di clientelismo. Queste norme vanno soppresse, vanno cancellate per impedire che i baronati conquistino definitivamente anche la ricerca pubblica.

In chiusura c’è stato l’impegno dell’Amministrazione ad un nuovo incontro in concomitanza con il passaggio del provvedimento nelle Commissioni parlamentari per fornire ‘proposte puntuali’ per apportare eventuali modifiche. La parte pubblica ha purtroppo dimostrato rigidità assoluta sulle letture normative di carattere economico (in particolare sul calcolo dell’80%) e questo non fa che rafforzare la nostra determinazione.

NON CI SONO PALLIATIVI POSSIBILI E LO SCONTRO È SU RISORSE, STABILIZZAZIONI E COMPARTO.

Obiettivi difficili ma ottenibili.

Con lo sciopero e con tutte le mobilitazioni che metteremo in atto nel prossimo futuro.

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