ISFOL: Basisti ancora al lavoro

Roma -

L’articolo apparso oggi (10 aprile 2014) su IL TEMPO a firma di Filippo Caleri dal titolo: ”ISFOL, come <<formare>> lo spreco milionario”, rende sempre più evidente la battaglia che si sta combattendo intorno all’Istituto per appropriarsi delle sue competenze e, conseguentemente, delle risorse economiche che le finanziano. Per sostenere ciò vengono forniti all’opinione pubblica una manciata di dati che oltre che ad essere errati (i dirigenti non sono 5 e i dipendenti non sono 377), secondo noi sono strumentali a sferrare l’ennesimo attacco contro la pubblica amministrazione in generale e l’Ente di Ricerca Pubblico ISFOL in particolare.
 

L’articolo, fin dal titolo, promette di denunciare chissà quali sprechi milionari che poi, ovviamente, non riesce a provare nonostante metta in campo il solito giochetto, ossia quello di giudicare un bene collettivo come la ricerca pubblica, attraverso l’unico parametro attualmente in voga ossia, la produzione. Ma anche così gli va male dal momento che non può sottrarsi all’evidenza del fatto che l’ISFOL, in un momento storico di crisi economica e occupazionale così profonda, rappresenta l’unico soggetto in grado di fornire dati veri grazie alla sua natura pubblica e quindi autonoma, come è accaduto durante l’audizione alla Camera lo scorso 2 aprile, quando ha affermato che la riforma Fornero ha prodotto risultati negativi aumentando ancora di più la precarietà e ancora, che le politiche di flessibilità contrattuale sono un flop perché non aumentano il lavoro, ma lo dissolvono.
Ed è forse proprio lì che risiede il problema, nell’autonomia di un Ente pubblico che da quarant’anni fornisce un contributo fondamentale per milioni di lavoratori e cittadini che forse, il nostro giornalista potrà provare a valutare in base ai parametri di mercato a lui così cari, ma che certo non potrà trovare all’interno di quei documenti contabili che si è dato la pena di andare a spulciare all’interno del nostro sito
 

Insomma, la “battaglia campale” di Brunetta contro i fannulloni sembrerebbe abbia fatto proseliti. I compensi dei dirigenti sono il frutto di contratti nazionali (a quei tavoli USB non c’è), quindi il problema semmai sarebbe quello di appurare la bontà del loro operato e questo è un problema tutto interno all’ISFOL, sul quale, ad esempio, in occasione della erogazione delle indennità di responsabilità ai dirigenti e/o responsabili, c’è stato un silenzio glaciale ... a parte USB, si capisce …
 

Dire poi che per il personale ….se ne vanno 22 milioni… è offensivo perché questo modo di esprimersi denuncia in maniera inequivocabile l’approccio “mercantile e da bottegai” con la cosa pubblica. E’ evidente che i lavoratori hanno un costo, ma quei soldi …. non se ne vanno, ma sono la remunerazione (poca) per il lavoro svolto al servizio della collettività e su questo tema, segnaliamo all’estensore dell’articolo che i contratti pubblici sono fermi dal 2009 e lo saranno per parecchi anni ancora, con una perdita reale di salario che, mediamente, si aggira intorno ad una decina di migliaia di euro pro capite.
 

Rispediamo quindi al mittente le affermazioni fatte e invitiamo Filippo Caleri a contattarci per saperne un po’ di più sull’ISFOL, diffidando della solita banda di basisti che continuano a barattare la propria dignità di lavoratori con promesse di “responsabilità” in organismi di prossima istituzione. Infine, all’Amministrazione dell’ISFOL chiediamo con forza una reazione a difesa dell’Istituto e di chi ci lavora a cominciare dai circa 250 precari, che non sono sprechi, ma che portano con le loro professionalità ricchezza al Paese e su cui l’attuale Governo, più dei precedenti, non spende una parola.
 

USB vuole e lavora per un ISFOL integro e rafforzato nella sua mission soprattutto ora che il Governo sta licenziando provvedimenti di riforma del mercato del lavoro e rifiuta anche l’ipotesi di un ISFOL di elite che non sarebbe più al servizio dei cittadini, ma dei centri di potere economico, politico e sindacale.
 

Per chiudere a Filippo Caleri facciamo una domanda dello stesso tenore e stile del suo articolo: “il suo stipendio (se non è un precario) e/o quello del suo direttore, vengono dagli introiti derivanti dalle copie vendute in edicola o dai finanziamenti per l’editoria a carico del contribuente?”


per USB P.I. – ISFOL
          Enrico Mari


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