LA RICERCA PUBBLICA NON HA BISOGNO DI BUONE INTENZIONI RITIRATE L'EMENDAMENTO BOCCHINO!

Roma -

Accompagnato dalle fanfare dei sindacati complici, l’emendamento Bocchino ed altri (em. 9.0.302 sul DL A.S. 1577) è stato approvato ed inserito nella riforma della PA.

USB PI lo ritiene inutile e dannoso. Pur comprendendo le buone intenzioni di chi ha presentato il provvedimento, non possiamo esimerci da un’analisi degli effetti reali che vada al di là della sterile propaganda sindacale. Allo stato attuale, purtroppo la figura giuridica dei ricercatori e la mitica carta del europea sono l’ultimo dei problemi. Ciò che non ci piace di questo emendamento sta in queste poche righe:

“…il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, uno o più decreti legislativi…”

Cari Senatori dobbiamo essere molto chiari.

La ricerca non può essere un costo zero. Non esiste ricerca pubblica libera ed indipendente se questa non ha sufficiente autonomia economica e finanziaria.

La Ricerca non può essere ad invarianza di risorse umane quando ci sono circa 10000 precari, dei quali più della metà hanno forme contrattuali sostanzialmente in nero, con elusione ed evasione fiscale accertata da varie sentenze legali.

La figura giuridica dei ricercatori è elemento marginale nel momento in cui il contratto nazionale è bloccato dal 2009 e le carriere sono praticamente impossibili.

Quando i nostri vertici sono nominati da Ministeri che sono in competizione, insieme con svariate agenzie, con gli EPR stessi, parlare di semplificazione amministrativa è semplicemente superfluo.

L’emendamento approvato nella migliore delle ipotesi è un palliativo che potrebbe diventare estremamente dannoso in quanto da carta bianca sulla Ricerca Pubblica, lo ripetiamo a costo zero, ad un Governo che sta smantellando la Pubblica Amministrazione e che si è interessato di ricerca solo per tagliare bilanci o chiudere enti.

I parlamentari hanno agito nell’ambito angusto ed antidemocratico in cui li hanno confinati, ma la ricerca pubblica e i suoi lavoratori (specie i precari) sono allo stremo e non gli sono sufficienti i buoni propositi. C’è necessità di investimenti ed interventi legislativi che davvero rilancino il settore, riconoscendogli un ruolo centrale nel nostro Paese.

USB rilancia la proposta di uno strumento normativo che riporti alla committenza sociale la ricerca, strumentale e non, che dia spazio ai bisogni dei cittadini e non a quelli del profitto o del controllo politico, un’iniziativa di legge che contrasti l’arroganza del Governo e restituisca al Parlamento la sovranità su un tema importante come quello della Ricerca.

Quello di cui abbiamo bisogno come lavoratori del settore degli enti Pubblici di Ricerca è una riforma del sistema di Governance, piante organiche attinenti ai reali bisogni degli enti, stabilizzazione dei lavoratori precari, ricambio dei vertici e investimenti!

Questo è quello di cui c’è bisogno.

 

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