Quale Garanzia per i Giovani? Nel percorso di Renzi verso la "sua" riforma costituzionale non sono permesse né analisi né critiche alle politiche del governo!!!

Oggi, 21 giugno 2016, viene presentato dall’ISFOL il Rapporto Garanzia Giovani, a due anni dall’avvio dell’azione che avrebbe dovuto rispondere adeguatamente ai bisogni occupazionali di  migliaia di giovani posti ai margini del mercato del lavoro.

In un paese normale tale attività di indagine dovrebbe consentire di valutare, senza indebiti condizionamenti, l’efficacia delle politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro attuate con Garanzia Giovani, e, successivamente, estese con il Jobs Act (decreto 150/2015) a tutta la popolazione degli inoccupati, disoccupati e beneficiari di ammortizzatori sociali. E’ evidente come una funzione di ricerca autonoma ed autorevole sia essenziale per informare la cittadinanza circa l’efficacia e l’efficienza degli strumenti messi in campo sui temi indicati, nonché la capacità di un governo di affrontare i nodi di un Paese e di correggere le misure che si rivelano inefficaci, inappropriate o insufficienti.

 

Ma su questo il Governo mostra un interessato disinteresse …

 

Il caso dell’ISFOL, rinominato INAPP, la cui missione è centrata sulla valutazione delle politiche del lavoro, welfare e formazione, è emblematico per evidenziare come il governo intenda minare e silenziare, di fatto, la funzione di un ente pubblico non prono e addomesticabile alle esigenze propagandistiche di Poletti e Renzi.

La strategia è stata dettata proprio dal Decreto 150/2015 (JOBS ACT) e si sostanzia in alcuni snodi chiave:

 

1)      costituire un’agenzia ex-novo (ANPAL), senza un euro di investimento per coordinare tutta la partita delle politiche del lavoro sui territori, né da destinare ai servizi pubblici per l’impiego;

2)      procedere velocemente in tale processo costitutivo precedendo l’esito della riforma costituzionale di ottobre e rischiando di trasformare la nuova agenzia in un ennesimo carrozzone, privo di poteri sulle scelte regionali in tema di lavoro nel caso, non improbabile, prevalga il NO;

3)       svuotare del personale di ricerca (100 dipendenti!!!) l’Istituto, che avrebbe dovuto svolgere un ruolo di valutazione di queste politiche in qualità di ente terzo, obbligando i lavoratori coinvolti alla deportazione in ANPAL;

4)      nominare un nuovo Commissario, e futuro Presidente, che si vanta del contributo prestato al Governo nella ideazione e stesura del JOBS ACT (della serie: chi scrive la norma ne analizza anche esito e impatto, alla faccia dell’autorevolezza!);

5)      cambiare nome a ISFOL, annacquandone così la sua funzione cardine: la valutazione delle politiche del lavoro, introducendo il tema di una generica analisi delle politiche pubbliche;

6)      mettere in atto il  primo bando per l’assunzione di personale dopo decenni, per togliere di mezzo i 250 precari storici ed aprire l’istituto a probabile vantaggio di qualche bocconiano.

 

Tante chiacchiere sul valore della ricerca pubblica …

nei fatti, però, quella autonoma e autorevole

rappresenta una minaccia insopportabile per questo governo

… figuriamoci poi ad un passo dal referendum!!!

 

 

USB P.I. - ISFOL

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