RENZI, GIANNINI E MADIA VOGLIONO LICENZIARE LA RICERCA PUBBLICA, LOTTIAMO PER STABILIZZARLA!

Roma -

Il D.Lgs. proposto dalla Giannini per la riforma del sistema degli EPR (attuazione dell’ art. 13 della Legge Delega “Madia” di riforma della P.A.), predispone 8000 licenziamenti di precari anziani, 5000 tra ricercatori e tecnologi con ruolo ad esaurimento ed esuberi nei livelli da IV all’VIII (tra i 500 ed i 2000 entro 5 anni).


Indubbiamente, gli effetti nefasti di questa riforma ricadranno su tutto il personale, di ruolo e precario, ma senza dubbio saranno i precari quelli che pagheranno subito il prezzo più caro. Infatti, l’articolo 5 del decreto (reclutamento), unito al ruolo chiuso per il III livello ed ai limiti di bilancio previsti per tecnici ed amministrativi, oltre a chiudere qualsiasi prospettiva di stabilizzazione, mette entro 6 mesi fuori dagli Enti l’80% dei lavoratori precari. La valutazione degli effetti della riforma, così come proposta dalla Giannini, è presto fatta:


1) La chiusura del III° livello e il limite dei fondi per i livelli IV°-VIII° determineranno l’impossibilità ad assumere in questi livelli.
2) La tenure-track, così come viene concepita, non tiene conto del servizio a TD già prestato, quindi per i ricercatori e tecnologi precari, la prospettiva è quella di fare nuove selezioni per altri 6 anni a TD e poi, solo il 10-20%, vedrà il traguardo dell’assunzione. Per il resto, compresi i precari dal IV all’VIII, altri anni di precariato senza sbocco o il licenziamento.
3) Una porzione infinitesimale dei ricercatori precari al III livello, potrà sperare di usufruire della riserva del 30% nei concorsi per il II livello, in competizione con i pari livello a tempo indeterminato, nella classica guerra tra poveri.


Così, mentre il Governo annuncia due miliardi e mezzo di investimenti nella Ricerca senza specificare se privata o pubblica e, soprattutto, senza rivelare che sono soldi derivanti da programmi preesistenti e da finanziamenti europei tutti da conquistare (e quindi senza nuovi esborsi per le casse dello stato), la Giannini, in accordo con alcuni Enti -INFN in particolare- accompagna alla rottamazione due generazioni di ricercatori, per sostituirli con una nuova ondata di precari. Invece di dare risposte a chi da anni lavora negli enti con contratti instabili, questa riforma va a soddisfare solo gli appetiti clientelari dei presidenti degli Enti, creando le condizioni per l’espulsione degli attuali precari e per la loro sostituzione con personale “giovane” e più ricattabile.


L’iniziativa della Giannini è peraltro incurante anche della prossima procedura di infrazione che l’UE, a seguito della denuncia di USB, avvierà non solo nella Ricerca, ma in tutto il Pubblico Impiego nè delle migliaia di ricorsi che, secondo la Corte di Cassazione, porteranno come minimo ad un danno erariale milionario a carico dei dirigenti degli EPR e, secondo la proprietà transitiva, al Governo Renzi, che si ostina a non voler riconoscere ai precari alcun diritto. USB ha già organizzato ricorsi di massa in molti EPR e continuerà ad utilizzare anche questo strumento per affermare il diritto alla stabilizzazione dei lavoratori precari, ma il punto oggi è politico e riguarda il futuro della Ricerca Pubblica al quale è strettamente legato anche il futuro dei lavoratori, precari e non.


L’abbiamo già detto forte e chiaro a Pisa nella contestazione alla Giannini in visita al CNR,
QUESTA RIFORMA È DA CANCELLARE!
Serve una riforma che serva al Paese!
SERVE UN PIANO DI STABILIZZAZIONE PER I PRECARI DEGLI ENTI DI RICERCA!


Rilanciamo un percorso di lotta che imponga al Governo di utilizzare i due miliardi e mezzo di investimenti sbandierati da Renzi per stabilizzare i precari!

USB PI Ricerca

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