USB: CORTE DEI CONTI COME CLAVA CONTRO ISPRA E RICERCA PUBBLICA?

Roma -

La Corte dei conti utilizzata come clava contro il mondo della ricerca pubblica, e in particolare nel caso specifico contro l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), uno dei principali enti del comparto, accusato addirittura di aver assunto troppo personale. In realtà assumendo vincitori ed idonei a concorsi pubblici, ha anche trasformato in contratti stabili quelli di una parte dei precari storici, da anni e decenni sfruttati negli ex enti (APAT, ICRAM e INFS), con una situazione scandalosa di vero lavoro nero che però la Corte, così puntuale oggi nel notare le vere o presunte magagne nei conti dell'ISPRA, si è ben guardata dallo stigmatizzare negli anni passati? E’ il sospetto che viene oggi se si leggono le conclusioni della relazione del 20 giugno. Non sapeva la Corte che oltre la metà dei lavoratori dell'Istituto, quando esso è stato fondato nel 2008, erano precari? Non ha riscontrato alcuna anomalia economica e di funzionamento in questo? Evidentemente no, ma l'analisi di oggi, visto che non è stata preceduta da analoghe critiche nel passato, sembra strumentale e anche ingiusta, almeno nella parte dove si accusa di aver abbassato l’età media dell’ente assumendo professioni in grado di fornire stabilmente servizi alla committenza sociale, risultato che è stato ottenuto anche grazie alle lotte di USB nell'ente e dei lavoratori sul tetto, attraverso deroghe di legge specifiche, e non certo per "grazia ricevuta".

La Corte oggi fa un danno ad un settore strategico come quello della ricerca pubblica, già semi smantellato dai tagli massacro delle ultime Finanziarie: ricordiamo che nel solo 2013 sono stati tagliati agli EPR ben 88 milioni di fondo ordinario (3,2 milioni all'ISPRA). Di questo la Corte dei Conti non parla, lo da per scontato e anzi invita a tagliare e risparmiare sempre di più, di fatto avviando l'ISPRA e il mondo degli EPR verso un ennesimo commissariamento che sarebbe preludio a smantellamento e chiusura. La Corte parla (giustamente) di gravi ritardi nell'adozione dello statuto dell'ISPRA, ma non è certo commissariandolo che si aiuta l'ente ad assumere una vera identità: anzi se questo accadesse ora, sicuramente non ci sarà mai uno statuto dell'Istituto, e probabilmente tra qualche tempo non ci sarà nemmeno l'Istituto.

USB oltre a non condividere l'analisi della Corte, si chiede se c’è qualcuno dietro questa relazione; sospetto legittimo visti gli attacchi subiti per anni , i più aggressivi dei quali sono quelli che venivano dal Ministero di via Cristoforo Colombo. In particolare, il passato titolare dell'Ambiente si è sempre distinto per i suoi attacchi virulenti contro l'Istituto, e non vorremmo che dove non è si è arrivati con la politica, grazie anche alla vigilanza di USB e dei lavoratori, ora si arrivi attraverso la strada giudiziaria e contabile. USB PI si opporrà in tutti i modi allo smantellamento e al commissariamento dell'ISPRA, che sarebbero il modo migliore per riportare del tutto in auge quel
sistema clientelare e familista che qualche anno fa aveva portato l'ente ad avere nel suo organico oltre 600 precari.

Corte dei Conti: delibera 53/20013

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