Fuori la Precarietà dalla Ricerca, fuori la Ricerca dalla Precarietà

Dal Coordinamento Precari ISTAT, Coordinamento Precari TD- ISS, Coordinamento precari INEA-CRA, USB-PI ISS, USB-PI ISTAT, USB-PI ISFOL, USB-PI ISPRA, USB-PI CRA, USB-PI INEA

Roma -

Il Governo Renzi si sta rivelando come il più attento esecutore delle politiche imposte dall'Europa al nostro Paese e sta realizzando quelle trasformazioni del modello sociale e di sviluppo, spesso annunciate, ma mai pienamente realizzate dai suoi predecessori. Queste politiche, dichiaratamente tese a ridimensionare il settore pubblico e a cambiarne la "mission" originaria, stanno portando ad una riduzione dei servizi ai cittadini e ad una sostituzione definitiva del soggetto di riferimento della PA che diventa, ogni giorno di più, l'impresa.

 

Il settore degli Enti Pubblici di Ricerca, al pari di quello educativo e della formazione, è visto dall'attuale governo come un mero settore strategico la cui rimodulazione diviene organica e funzionale al più complessivo progetto di trasformazione radicale del modello sociale e di accumulazione di profitto. In questo senso, l'attacco sull'assetto complessivo della ricerca, in atto da anni a suon di riduzione dei fondi ordinari e costante aumento dei processi di precarizzazione, sta subendo una violenta accelerazione.

 

Dopo la riforma della PA e della scuola, infatti, è iniziato il processo di rimodulazione degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), che prevede la drastica riduzione in termini di competenze degli enti cosiddetti strumentali, quelli non vigilati dal MIUR (ISPRA, ISTAT, ISFOL, CRA, INEA, ISS, INRAN ed ENEA), per i quali si preannuncia la trasformazione in agenzie, e la messa al servizio delle aziende private degli enti più dedicati all'innovazione tecnologica, in particolare CNR, INFN, INAF, etc., che risultano essere più appetibili dal punto di vista dell'impresa

 

La paventata soppressione dell'INEA, il ridimensionamento del CRA, il taglio del fondo MIUR destinato agli EPR, e ancora più emblematica, la ormai dichiarata trasformazione dell'ISFOL contenuta nel Jobs Act, sono la dimostrazione plastica delle intenzioni di questo Governo sulla Ricerca Pubblica.

 

Con la dismissione dell'unico ente pubblico nazionale deputato a svolgere il monitoraggio delle politiche sul lavoro, la formazione e l'inclusione sociale, a favore di un'agenzia nazionale, non si sa se pubblica o privata, Renzi riesce laddove Sacconi e Fornero avevano fallito, agendo in perfetta continuità con i precedenti governi, ma con maggiore determinazione.

 

Un processo di destrutturazione che si attua su due fronti. Attraverso una sempre più sarcastica definizione per cui "pubblico" è derubricato a bad company, con la conseguente e definitiva entrata del settore privato nella cogestione degli interessi pubblici perseguendo logiche e interessi aziendali. Ed attraverso una sistematica frammentazione delle figure contrattuali precarie per le quali volutamente non si vogliono trovare soluzioni adeguate ad una concreta stabilizzazione professionale.

 

In questa fase complicata crediamo sia necessario trovare punti di convergenza ed implementare l'avvio di una discussione sulla ricerca pubblica, ponendo come presupposto dirimente il principio dell'utilità sociale. Un percorso di riflessione capace di delineare dal basso una strategia comune per una riorganizzazione efficace degli EPR che parta dalla richiesta di stabilizzazione degli oltre 10000 lavoratori precari, ma che abbia la capacità di mantenerla strettamente connessa alla netta opposizione di ipotesi di ridefinizione del settore in termini di mercificazione ed uso privatistico.

 

La recente sentenza Europea sui precari della Scuola, pur essendo elemento rilevante, non rappresenta la soluzione né in termini politici tantomeno in termini pratici della battaglia contro la precarietà. L'affidamento al giudice della difesa dei propri diritti è segnale di grande debolezza di un soggetto sociale, i precari, che deve invece riconquistare protagonismo in un modello di sviluppo che lo vuole vittima predestinata. L'incertezza dell'esito e i tempi lunghi del giudizio sono elementi molto concreti che evidenziano che il ricorso legale è uno strumento da utilizzare nell'ambito di una più complessiva lotta contro la precarietà. Non indifferente peraltro la contraddizione di un'Europa che non condanna la precarietà, ma il suo abuso, indirizzando politicamente verso riforme come il Jobs Act che destrutturano completamento il sistema di garanzie del mercato del lavoro, realizzando di fatto una precarizzazione di massa.

 

Non riteniamo utile attendere la mossa del carnefice perché in questa partita non vogliamo giocare il ruolo della vittima, per questo chiamiamo tutti i soggetti, coordinamenti di precari, lavoratori autorganizzati, sindacati di base e conflittuali che intendono difendere ruolo e funzioni degli EPR e lottare per la stabilizzazione di tutti i precari della ricerca a costruire insieme un percorso di mobilitazione che consenta al settore ricerca di collocarsi con le proprie peculiarità nelle lotte che caratterizzeranno i mesi futuri.

 

Proponiamo di vederci alle ore 10, il 18 Febbraio presso la sede dell'ISFOL Corso Italia, 33

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